lunedì 6 ottobre 2014

To be continued....



Mi alzo, comincia il mio ultimo turno di notte. Orione è già la fuori che mi aspetta e combatte la sua perenne guerra contro il Toro, mentre Monica e la luna stanno per andare a dormire. La caffettiera è pronta, faccio un rapido controllo: un punto nave, occhiata al barometro e una battuta radar a 32 miglia per vedere se ci sono nuvolaglie da evitare. Siamo nel canale di Sardegna a poco più di cento miglia dal porto di Cagliari che ci aspetta.



Mi riguardo il cielo, sono triste e contento nello stesso tempo, penso a questi mesi trascorsi: quante miglia, quanti porti, quante persone, da un lato sembra essere stato tutto così breve da poterli tenere in una sola mano, ma poi, quando la memoria scende nel dettaglio dei ricordi ecco che compaiono posti lontani, latitudini e longitudini che solo cinque anni fa non erano neanche nel barlume di una nostra pallidissima idea. Baie piene di tartarughe, isole e paesi così distanti dalle mie origini cittadine.
Un'ora è già trascorsa mentre sono perso nelle mie elucubrazioni, meglio fare un altro controllo, una bordatina alle vele e poi ancora col naso all'insù.



Il vento da sud est che doveva accompagnarci per tutto il viaggio con una brezza dai 15 ai 20 nodi non si è visto per tutto il giorno. Salpati alle 6, un nord ovest insufficiente a gonfiare le vele del Jonathan si fa beffa delle previsioni e alla sera la sua indecisione diventa persino imbarazzante. Mentre noi sappiamo bene dove andare da quando siamo partiti, lui lo decide verso le undici di sera.


Esco in pozzetto, l'anemometro ora segna un sud ovest stabile tra i 12 e i 17 nodi, peccato che se li gode solo lui lassù a 23 metri... prendo quello portatile e in pozzetto fatico a leggere sette nodi, se vogliamo arrivare con la luce il giorno dopo, dobbiamo chiedere un altro po' di aiuto al motore.
Per le quattro ore successive riusciamo a tenere una media di 7 nodi e mezzo e il mare, che era un olio, col sorgere del sole è diventato molesto con onde di un metro e mezzo giusto al traverso, ma in realtà anche lui è confuso e pian piano comincia ad arrivare al lasco con nostra estrema soddisfazione.


Mentre il mare scorre veloce mi riguardo le foto scattate poche ore prima quando un branco di delfini è venuto a giocare sulla nostra prua e al delfino che è rimasto con me, mentre gli altri se ne andavano: un quarto d'ora con lui che, senza sforzo apparente, nuotava a sette, otto nodi di fianco al mascone del Jonathan ed io con la testa fuori dalla battagliola a meno di un metro da lui lo salutavo. Era diventato un gioco: lui si metteva su un fianco a guardarmi ed io agitavo la mano facendo ciao...poi un ultimo respiro e giù verso il fondo, sparendo nel blu. Mi sono sentito per un momento solo, invidiando quella sua leggerezza di corpo e di spirito e quella felicità che trasmetteva solo col fatto di esserci.

Arriviamo nel pomeriggio, stanchi più di testa che nel fisico, sappiamo che per ora è finita e che ci aspettano dei mesi a terra e non certo caldi come quelli passati. Non ci si lamenta, siamo in un posto bellissimo, magari qualche uscita la faremo ancora prima di togliere le vele e le manovre correnti che necessitano di una bella desalinizzata, ma il senso che aleggia è quello: fine del giro in giostra, per ora.


Quest'anno non ho contato le miglia, le baie, le ore motore totali (tanto il tagliando lo si fa comunque), non ho contato né mari né le boline, siamo stati accorti, ma anche fortunati: nessuna burrasca e situazioni pericolose, più consapevoli, più ricchi di esperienza e più ricchi nello spirito, mai sazi e pronti a ripartire, per dove, non lo sappiamo ancora.



domenica 28 settembre 2014

Da Capo Malea a Scilla e Cariddi

Tra sveglie antelucane e miglia inanellate ogni giorno, pian pianello, il Jonathan col suo equipaggio arriva finalmente a dare il giusto tributo a Nestore, a casa sua, nella splendida baia di Navarino ancorati al porto di Pylos.
Passati indenni il capo Malea, non proprio un ragazzo raccomandabile e il suo degno cugino capo Matapan, l'emozione di rimettere le cime là, dove l'anno scorso la Grecia ci aveva accolti arrivando da Siracusa, è forte.


In attesa delle condizioni buone per attraversare, torniamo nella piazza con i platani centenari a sorseggiare il caffè, ci dedichiamo al riposo, sapendo che 330 miglia e lo Ionio ci attendono. 

Facciamo un rapido riassunto di questa traversata, veloce, abbastanza noiosa e guardiamo avanti. Se riusciamo ad arrivare a Catania in tempo volerò a Milano per assistere alla laurea di mia figlia e poi riprenderemo la via del ritorno attraverso lo stretto di Sicilia.

Pochi giorni di attesa e si parte, mattina presto, albeggia, molliamo gli ormeggi dove eravamo incastrati tra un catamarano di 50 piedi ed una carretta del mare, due mondi all'opposto, ci giriamo e usciamo nella baia; si tende il paterazzo, il baby stay, lo strallo di trinchetta, sistematina alle volanti e via. La rotta che seguiremo è confermata dal software di routing che utilizziamo quando facciamo tante miglia in mare aperto, pochi bordi, dovremmo navigare con poco vento tra i 45° e i 60° di 'apparente'.

I effetti è stata un po' noiosa, troppo motore per i nostri gusti, in compenso ci attendono Nunzio e Vito presidente e vicepresidente del circolo nautico Tamata di Catania che, col la rinomata ospitalità siciliana, ci accolgono a braccia aperte come tre anni fa quando portammo il Jonathan da Trieste a Cagliari.


Riesco anche a volare a Milano ad assistere alla laurea di Silvia, non me lo sarei perdonato se non ci fossi riuscito...peccato che dopo sei mesi, essere catapultato nella metropoli per due giorni mi abbia dato uno scompenso fisico/psichico notevole..sembravo un disadattato...mi sentivo tanto Forrest Gump.

Dopo questa parentesi tra aeroporti e metropolitane, ritorno a bordo e ci raggiunge Stefano da Palermo per fare con noi lo stretto.


Chiediamo ai locali che ci consigliano di passarlo o alla mattina presto o di notte, mai di giorno, men che meno di pomeriggio. L'idea di farlo notte ci mette un pochetto d'ansia, ma dai Giardini di Naxos dove facciamo tappa prima di intraprenderlo, telefonando alla capitaneria (gentilissimi e precisi) che ci danno l'ora migliore: essere in 'zona' verso le 6 di mattina.


Si fa a motore, sia perché c'è quasi sempre un grecale che si incanala e sia perché, se dovessimo fare bordi, non arriveremmo mai all'appuntamento della corrente montante che ci aspetta.


Mano a mano che saliamo, le coste si stringono attorno a noi, non c'è quasi traffico di navigli che percorrono la nostra rotta, il radar è comunque indispensabile. Non abbiamo l'AIS (ma lo avremo presto) che sarebbe estremamente utile anche se il nostro radar con l'ARPA (Automatic Radar Plotting Aid, ovvero Radar ad elaborazione automatica dei dati del bersaglio) è di un aiuto notevolissimo.


Arrivati in prossimità di Messina, ci teniamo verso il lato Siciliano che è il più sicuro e cominciano i traghettini e traghettoni a passarci davanti e dietro da destra a sinistra e viceversa. Bel casino, anche perché con tutte le luci, oramai vicinissime delle due coste, è praticamente impossibile distinguere le luci di navigazione dei suddetti... si gioca a vedere se qualcosa si muove rispetto allo sfondo e se ci sono delle 'ombre' che oscurano le luci della costa, il radar fa il massimo, ma i bersagli da tracciare sono tanti, vicini e il tempo di elaborazione non è a volte sufficiente.

Obbligatorio praticamente tenere un VHF sul canale 10 che è quello dedicato al traffico dello stretto.

Passiamo Messina, Villa San Giovanni ci scorre a dritta e il vento cala, la corrente sale. facciamo quasi 9 nodi sui 6,5 segnati al log. Noi, che è la prima volta con cui abbiamo a che fare con il fenomeno delle correnti, rimaniamo incantati.


Non si vede una cippa, luna andata, un po' di foschia... scandagliando col binocolo vedo il pilone di Torre Faro, la torre in disuso della vecchia linea elettrica, completamente al buio che compare davanti alle lenti; sembrava vicinissimo (lontano non era), un po' mi preoccupo e... improvvisamente il Jonathan scarta di 30°  a dritta.


Mi guardano come se fossi stato io, Ambrogio era inserito, e che è stato? L'arcano si svela grazie a Max Terragni che, in seguito, ci chiede: "Avete avuto la prua che scartava mentre prende un gorgo"? Ach...dovevo telefonare anche ad Odisseo oltre che in capitaneria.

Sempre con un mare innaturalmente liscio e che fermenta sopra la corrente, usciamo dallo stretto in un aurea innaturale di foschia, calma piatta e il cielo che comincia a diventare meno nero, tre navi sono in attesa dei piloti per attraversare a loro volta e noi poggiamo a sinistra per Sant'Agata di Militello.


Il giorno dopo arriviamo dove siamo ora: Termini Imerese, dove Elena e Roberto ci accolgono e fanno gli onori di casa. Bel posto e porto molto riparato, ci fermeremo qualche giorno prima dell'ultima tratta: 230 miglia fino a Cagliari, dove, il nostro viaggio, per il momento, si interromperà.


NOTA: Il software di routing è un programma che calcola la rotta ideale a secondo dell'evolversi delle condizioni meteo (basandosi sui file grib) e delle polari della barca (in parole povere: tu gli dici con che andatura la tua barca va meglio ed è più veloce e lui ti calcola la rotta migliore tra angolo del vento/velocità ottenibile), viene usato principalmente in regata, ma a noi fa comodo avere una conferma in più. Poi decidiamo miglia facendo.

martedì 9 settembre 2014

La cavalcata delle Cicladi in Meltemi minore


In questi giorni di miglia su miglia mi ritrovo spesso a pensare e a guardarmi. Sono più a mio agio ora che c'è una meta. Quella che c'era l'anno scorso all'inverso: si torna e lo si fa navigando. Siamo inoltre più a nostro agio mentre navighiamo che ciondolanti tra una baia e l'altra: più è lontana la terra più il senso di sicurezza e la pace aumentano in modo esponenziale.


Guardo il mare che passa veloce sotto la chiglia e sbuffa sul mascone dove, a volte, i delfini vengono a giocare, ammiro i tramonti poco prima di andare in cuccetta e mi godo le albe, la luna e le stelle al mio risveglio. Mai una uguale, mai una meno emozionante. Le albe, poi, sono le nostre preferite perché sono "l'inizio" e non la fine. Mi soffermo ad osservare i paesini dal ponte del Jonathan ancorato distante in baia, i rumori arrivano sommessi, qualche scooter, le luci dei pochi bar sul lungomare dei porticcioli aperti oramai per i locali e i pochi turisti.

Spingo lo sguardo sin dentro le finestre illuminate e cerco di immaginare le persone all'interno, le loro vite, le loro gioie e i loro affanni. Facevo lo stesso col naso appiccicato al finestrino del treno quando arrivavo a Milano Centrale e il terrapieno della ferrovia costeggiava i quartieri della periferia.
Penso al mio passato, dove ero e dove sono: Monica, mare, vento si contrappongono alla città dove è facile perdersi tra stereotipi, finte necessità e dove la vita, troppo spesso, passa accanto senza salutare.
Oggi ci salutiamo ogni giorno.






Settembre, ora di mettere la prua a ovest per riportare a casa il Jonathan ed il suo equipaggio. Ci apprestiamo ad attraversare l'Egeo sfruttando la fortunata situazione meteo che permane in questa zona. Saliti fino a Leros, ci aspettano circa 250 miglia per arrivare a dar fondo sulla costa orientale del Peloponneso.

Levitha, Amorgos, Ios, Milos e poi le settanta miglia fino alla Gibilterra dell'Egeo: Momenvasia.


Non sono poi tante, ma tante sono le isole che si frappongono e non siamo neanche a metà del viaggio. Spiace non potersi fermare in posti così particolari e così difficili da raggiungere durante i mesi canonici delle vacanze; battuti e bastonati dal Meltemi d'estate e assediati dalle burrasche da sud in inverno, ma dobbiamo tornare, persone ci aspettano e noi aspettiamo di vederle, una cagnona ci attende e ci metterà parecchio a perdonarci anche se lo farà....forse..

Vela, motore, vela e motore, tra brezze da nord e qualche da sud ci sfilano le Cicladi. I ritmi sono presi: briefing meteo, rotta, posto di ancoraggio... si salpa col buio e con la luna che in questi giorni è sempre più grande, si vede Orione alle 5 del mattino, il sole sorge tardi oramai. Orione mi rammenta quando da ragazzino appassionato di astronomia, sul balcone di casa nelle sere invernali tra le luci e lo smog di Milano, col binocolo di mio Pà, l'unica costellazione che si vedeva era proprio lei.


Arrivate o no?