martedì 9 settembre 2014

La cavalcata delle Cicladi in Meltemi minore


In questi giorni di miglia su miglia mi ritrovo spesso a pensare e a guardarmi. Sono più a mio agio ora che c'è una meta. Quella che c'era l'anno scorso all'inverso: si torna e lo si fa navigando. Siamo inoltre più a nostro agio mentre navighiamo che ciondolanti tra una baia e l'altra: più è lontana la terra più il senso di sicurezza e la pace aumentano in modo esponenziale.


Guardo il mare che passa veloce sotto la chiglia e sbuffa sul mascone dove, a volte, i delfini vengono a giocare, ammiro i tramonti poco prima di andare in cuccetta e mi godo le albe, la luna e le stelle al mio risveglio. Mai una uguale, mai una meno emozionante. Le albe, poi, sono le nostre preferite perché sono "l'inizio" e non la fine. Mi soffermo ad osservare i paesini dal ponte del Jonathan ancorato distante in baia, i rumori arrivano sommessi, qualche scooter, le luci dei pochi bar sul lungomare dei porticcioli aperti oramai per i locali e i pochi turisti.

Spingo lo sguardo sin dentro le finestre illuminate e cerco di immaginare le persone all'interno, le loro vite, le loro gioie e i loro affanni. Facevo lo stesso col naso appiccicato al finestrino del treno quando arrivavo a Milano Centrale e il terrapieno della ferrovia costeggiava i quartieri della periferia.
Penso al mio passato, dove ero e dove sono: Monica, mare, vento si contrappongono alla città dove è facile perdersi tra stereotipi, finte necessità e dove la vita, troppo spesso, passa accanto senza salutare.
Oggi ci salutiamo ogni giorno.






Settembre, ora di mettere la prua a ovest per riportare a casa il Jonathan ed il suo equipaggio. Ci apprestiamo ad attraversare l'Egeo sfruttando la fortunata situazione meteo che permane in questa zona. Saliti fino a Leros, ci aspettano circa 250 miglia per arrivare a dar fondo sulla costa orientale del Peloponneso.

Levitha, Amorgos, Ios, Milos e poi le settanta miglia fino alla Gibilterra dell'Egeo: Momenvasia.


Non sono poi tante, ma tante sono le isole che si frappongono e non siamo neanche a metà del viaggio. Spiace non potersi fermare in posti così particolari e così difficili da raggiungere durante i mesi canonici delle vacanze; battuti e bastonati dal Meltemi d'estate e assediati dalle burrasche da sud in inverno, ma dobbiamo tornare, persone ci aspettano e noi aspettiamo di vederle, una cagnona ci attende e ci metterà parecchio a perdonarci anche se lo farà....forse..

Vela, motore, vela e motore, tra brezze da nord e qualche da sud ci sfilano le Cicladi. I ritmi sono presi: briefing meteo, rotta, posto di ancoraggio... si salpa col buio e con la luna che in questi giorni è sempre più grande, si vede Orione alle 5 del mattino, il sole sorge tardi oramai. Orione mi rammenta quando da ragazzino appassionato di astronomia, sul balcone di casa nelle sere invernali tra le luci e lo smog di Milano, col binocolo di mio Pà, l'unica costellazione che si vedeva era proprio lei.


Arrivate o no?
















giovedì 4 settembre 2014

L'ultima Turchia

Sicuramente le baie e i dolci venti della costa Turca ci tormenteranno nei ricordi dei prossimi anni, un po' meno i turchi e le loro false città, serberemo i bei momenti passati nelle baie insieme alle tartarughe quando staremo lottando con i venti inclementi dell'inverno.

Da Dacia a Finike non ci siamo lasciati scappare quasi nessuna baia o paesino, abbiamo navigato con amici e da soli e il Jonathan si è proprio divertito intanto che aspetta di essere riportato a casa.

 Posso affermare senza ombra di dubbio che la parte più magica è stata la parte della costa Caria, così lussureggiante e con questi fiordi incredibili dove si perdeva la cognizione dei giorni (quella del tempo l'abbiamo persa già da mò..).

Il 26 agosto lasciamo la baia dove il simpatico e torrido paesino di Selimiye ci ha ospitato per dirigerci verso il porto dell'isola greca Simy che non avevamo


mai visitato: carino, molto turistico e trafficato anche se, oramai, i charter ed i turisti cominciano a scemare. Ci si guarda intorno con la consapevolezza che il paesaggio è già cambiato a poche miglia di distanza; come per l'incantesimo di un mago dispettoso, è comparsa la terra brulla a dispetto dei cipressi e delle conifere.

Cerchiamo di raggiungere Nisiros, ma già il primo benvenuto tra vento sulla prua e onde scoccianti che ci accoglie in acque greche fa si che si opta per un cambio rotta. Non ci sono molti "piani B" e allora, dopo che anche la baia di Knidos ci da il tutto esaurito, optiamo per ancorarci fuori dal caro marina di Kos, alla ruota. 60 miglia non proprio rilassanti, ma dobbiamo salire almeno un po' in latitudine prima di poter agevolmente attraversare l'Egeo.


Tappa irrinunciabile a Pserimos dove l'anno scorso incontrammo Alvaro e la sua compagna e poi relax a Kalymnos dove ci rifugiamo sempre molto volentieri. Il porticciolo di Pothia è proprio molto carino, almeno, a noi piace tanto, la piccola città è oramai solo quasi esclusivamente abitata dai locali, poche le barche e tante feste tra matrimoni e chissà cos'altro. Morale: sino alle due di notte non si dorme, ma si viene coinvolti dalla loro semplice allegria.


La domenica è tutto finalmente chiuso come s'addice a un vero paese, il lunedì la vita riprende e le strade sono trafficate in modo persino oltremisura rispetto alla grandezza del luogo.

Durante i giorni di sosta, Monica ed io, elaboriamo una rotta di massima che ci consenta di tornare a casa sfruttando i venti dominanti che ancora arrivano dal nord, per far questo, come dicevo prima, dobbiamo risalire il Dodecaneso almeno sino a Leros o Patmos in modo che poi la discesa sino a Monemvasia, prima tappa sul Peloponneso, sia agevole.

Racconti di amici in navigazione ci hanno confermato quello che anche sulle carte delle previsioni saltava all'occhio: quest'anno, il Meltemi  non è stato proprio arrabbiatissimo (a meno che tu non vada a cercarlo nei luoghi a lui cari..se la cosa ti diverte...) e ci permetta navigazioni abbastanza rilassanti.
Sappiamo che la suddetta risalita ci attende con un vento contrario e che la quarantina di miglia diventeranno sicuramente ben di più.

Siamo pronti per salpare lunedì primo settembre quando la previsioni ci comunicano che martedì il vento girerà da sud - sud/ovest e poi sud est per un paio di giorni...e allora ci prendiamo una giornata sabbatica in questo angolo tranquillo perché, come dicono i saggi naviganti: se sei di bolina o hai sbagliato rotta o....

venerdì 25 luglio 2014

On an Island

Remember that night
White steps in the moonlight
They walked here too
Through empty playground, this ghosts' town
Childern again, on rusting swing getting higher
Sharing a dream, on an island, it feel right...

Scriveva e cantava così un chitarrista che nel 2006 si fermò a Kastellorizo, rimanendo incantato da questa ultima propaggine del Dodecaneso a 7 chilometri dalla costa Turca. Ci fece pure un album da solista; eh si, il chitarrista di un gruppetto musicale un po' avanti negli anni: I Pink Floyd.




Ho cominciato dal fondo e vado a ritroso: durante le sette miglia che ci separano da Kas a Kastellorizo ero abbastanza scettico: troppe persone me ne avevano decantato la bellezza, l'atmosfera e la magia e, come spesso mi accade, troppe recensioni positive alla fine poi mi creano una aspettativa esagerata e rimango deluso. Quando abbiamo dato ancora nel porto e mi sono potuto guardare intorno...beh... nessuna delusione, anzi..perfino le tartarughe a darci il benvenuto!


Stiamo alla ruota una notte e poi ci mettiamo con la poppa in banchina per un altro paio di giorni, giusto per calarci nella quiete del turismo del luogo: ricco, discreto, che evita la confusione, insomma..non mi sarei stupito di incrociare Gianni Agnelli all'unico supermarket presente che tastava le melanzane.


Famoso per l'Oscar di Salvadores col film Mediterraneo (che ci stiamo rivedendo, ovvio), Kastellorizo ha tristi storie alle spalle di guerra, di emigranti e di povertà. Ora è tutta un fiorire di case colorate, nuove e ristrutturate, pulita e con un profumo di fichi che permea tutti I vicoli; persino I 400 scalini per salire al
Monastero si fanno volentieri (magari non a mezzogiorno): vale solo per la vista anche perché il monastero è in ristrutturazione, così come il museo ospitato nel castello dei Cavalieri di San Giovanni.


In compenso il pesce è 'fresco'...non c'è altro modo di portarlo a tavola se non si esce a pescare...



A Kas ci siamo arrivati ritornati dal nostro lento peregrinare verso nord ovest, quando abbiamo fatto rotta verso sud, anzi sud est lungo la costa Licia. Una bella veleggiata ci permette di partire da Marmaris e far prua direttamente nel golfo di Fethyie: una quarantina di miglia come piace a noi fino a Wall Bay, una delle cale del golfo e ci rendiamo conto che qui, in effetti, ti ci puoi perdere....starci due settimane e ricominciare da capo: un numero considerevole di baie e cale, ristorantini e copertura dai venti dominanti.


Noi, da buoni solitari, evitiamo di usufruire dei moletti dei ristoranti cimentandoci in ormeggi con cime a terra sempre più fantasiosi. La via lattea è la compagna di tutte le nostre notti e, con una bella applicazione sul telefonino, riusciamo ad individuare le costellazioni meno note... che subito si confondono tra la quantità inimmaginabile di stelle presenti e vengono dimenticate sino alla notte successiva.


Una cosa va detta: qui in Turchia le baie...sono baie. Riparate, protette e sicure; inoltre i fondali sono al novanta per cento ottimi tenitori, alcuni con alghe, ma, appena l'ancora fa presa, non la schiodi più. Al limite il problema sono i fondali: 75 metri di catena non sono a volte sufficienti, meglio averne più di un centinaio tra catena e tessile. Dar Fondo in 15 o 20 metri è abbastanza normale.
Tra Fethyie e il paese davanti a Kastellorizo – Kas – c'e solo un posto dove fermarci: Kalkan, nel fondo della baia a cinquanta miglia SE e per arrivarci si passa un tratto abbastanza impengativo con il meltemi: i sette capi che hanno corrente contraria (=mare incasinato) e poi una lunga spiaggia di sabbia con un fondale basso dove il mare si incasina ancora di più. Arriviamo sino a Kalkan con l'idea di metterci in rada, ma quest'anno anche qui il vento non è proprio in linea con le pilot chart e un sud ovest genera una risacca che ci fa ben decidere di 'provare' il porto.

Bene, se qualcuno di voi ha letto il nostro articolo dell'anno scorso “Il gioco dell'ancora” è avvantaggiato, mentre noi, che pensavamo di aver visto il massimo a Kos, rimaniamo basiti quando alle cinque pomeridiane si forma una fila di golette turistiche di tutte le dimensioni che, fregandosene bellamente delle vele ormeggiate sulla sinistra, calano a raffica nastrate di ancore e catene ad una spanna dai nostri musoni. Siamo tranquilli, da qui non ci schioda neanche l'uragano Katrina... Sulla rotta di ritorno ci fermiamo invece in una baia di fianco visto che il vento è da est / nord est, acqua splendida per un paio di bagni prima della risalita di altre 55 miglia fino a Goceck dove dei nostri amici saliranno a bordo per godersi il Jonathan e la vacanza.
p.s. i luoghi citati li potete vedere cliccando sulla mappa.
Un grazie particolare a: Clauido Tilesi, Massimo Vecchietti e Ignazio Accinni per le dritte che ci hanno permesso una navigazione tranquilla e serena.