venerdì 15 novembre 2013

Mesopotamia parte prima: Sanliurfa



Entrare in Turchia via mare è come una promessa sussurrata, ci vuole coraggio per addentrarsi in questa terra, la sensazione che perdersi è facile, che tornare indietro sarà difficile e non se ne avrà voglia. 
 
E così è stato.
 
Lasciamo il Jonathan a Marmaris.
Meta sud-est, verso il non stato del Kurdistan, dove c'è GobekliTepe sito archeologico, gli esami al carbonio 14 l'hanno collocato in un mondo perduto tra i dodici e i diecimila anni fa, quà vedremo il più antico tempio megalitico a base circolare.
Il confine Turco-Siriano, la Mezzaluna fertile, il Tigri, l'Eufrate, insomma Mesopotamia, la terra dov'è nata l'agricoltura, luoghi che mi scatenano l'immaginazione con un' incomprensibile senso di nostalgia.


Arrivare a Urfa è un'emozione fortissima, perché sai che calpesti la terra dove tutto il nostro conosciuto ha avuto inizio, anche guardando altrove se ne viene contagiati.

L'atmosfera magica che si respira in questa città rapisce l'anima, ci lascia ammutoliti con gli occhi enormi a guardarci intorno.
Ur, Edessa, SanliUrfa, in ordine storico questi i suoi nomi, nella grande pianura dell'alta Mesopotamia la città sacra per le tre religioni monoteistiche, patria nativa di Abramo, è insieme alla Mecca la meta di pellegrinaggio per eccellenza. 

Percorrere le sue strade significa essere catapultati in un presente millenario, la Storia è palpabile in ogni sguardo, in ogni gesto che si incontra. I profumi sono intensi, da ogni angolo un aroma distrae e chiama: cannella, limone, gelsomini, i tanti tabacchi aromatici dei narghilè.


I Muezzin cantano le loro cinque volte al giorno ma nessun vociare riesce a coprire la musica ipnotica che continua ed entra come acqua nella vita quotidiana riempiendo ogni istante senza invadere l'udito:



è la musica dei Dervishi e presto diventa il sottofondo dell'anima.

In queste zone la popolazione è per 95% Curda il restante 5% sono Arabi e Siriani.
Il suo bazar è probabilmente il più caratteristico di tutta l'Anatolia, coperto e non, un percorso labirintico di strade e stradine che danno su improvvise piazzette dove col copricapo lilla e shalvar kordi gli uomini bevono çay.
Le donne ci guardano curiose, con sorrisi smaglianti, quasi tutte a capo coperto in tutti i colori possibili,


i mercanti di foulard sono tantissimi e......fanno affari d'oro!
Qui si può trovare di tutto dall' henné ai jeans dalle pelli appena conciate a un fucile semiautomatico, puoi farti fare barba e capelli dal barbiere o guardare il fabbro che forgia a tutto spiano spiedi da kebap, è un cuore pulsante dove è facilissimo perdersi, in tutti i sensi.

Ma il centro vitale di Sanliurfa è il lago di Abramo con le sue carpe sacre, la grotta in prossimità dell'attuale moschea Mevlid Halil


ove la tradizione vuole sia nato. I bellissimi giardini del Golbasi luogo di pace e bellezza frequentatissimo dai locali dove mille etnie e culture si mescolano come da millenni succede in questo angolo di Medioriente.
A dominare quest'armonia dall'alto c'è un castello bizantino imponente e fascinoso con due colonne corinzie solitarie da qua si gode di un panorama mozzafiato, ci siamo arrivati costeggiando tutto il perimetro del castello, tutta questa zona è abitata le donne ci offrono melograni e i bambini

ci rincorrono “hallo hallo what' s your name? My name is.....” ridono, dobbiamo sembrare ben strani ai loro occhi!

Comincia a prendere forma il progetto di addentrarci ancora di più, la necessità di proseguire questo viaggio si fa sentire con la consapevolezza di esserci ormai già spinti oltre il confine di ciò che in occidente si racconta di questi posti, ho finalmente di nuovo la certezza/conferma della grande truffaTV.

Ma prima dobbiamo visitare Harran, dove Abramo conobbe Sara e il sito dell'università Babilonese, la cittadella e GobekliTepe.......
                                                                                                                                                          Monica

sabato 26 ottobre 2013

L'equipaggio del Jonathan verso la Valle dell'Eden


Si fa fatica a scendere dal Jonathan sapendo che per un po di mesi non ci saliremo più. Ora che ci ha portati si qui a Marmaris, sembra un gesto egoistico e bastardo: "grazie del passaggio, ci vediamo!"
Lui però lo sa e non ce ne vuole, sa che si farà un lifting e che noi torneremo a trovarlo durante l'inverno e, anche se potrebbe benissimo rispondere:"vi ho portati sin qui nonostante tutto e voi mi lasciate così?", si bea della pacca sulla chiglia che gli diamo in senso di commiato senza lamentarsi.



Una settimana abbondante di preparativi per noi e per lui: vele lavate, ripiegate, scotte lavate, tender rimessato, lista di lavori e lavoretti, bagagli preparati alla bell'e meglio con valigie e zainetti acquistate bazar, incontri con i responsabili del cantiere e la completa indecisione di cosa fare dopo..insomma..un bel casino.
Abbiamo ancora una ventina di giorni prima di dover volare verso Cagliari e vagliamo innumerevoli varianti sull'itinerario del nostro percorso di rientro.

Viaggiare insieme al Jonathan significa per noi fare quello che ora stiamo facendo: arrivare e visitare nuovi posti.

Siamo a Marmaris, la Turchia è grande e bella, ma anche le distanze sono ragguardevoli, non si può far tutto e visitare tutto: bisogna scegliere. Di certo vogliamo evitare zone turistiche, ne abbiamo abbastanza tra Grecia, Bodrum e Marmaris, ristoranti accalappiaturisti, Chore trasformate in negozi di souvenirs e Bazar fatti in serie per i 'polli'. L'imbarazzo della scelta tra la L'Anatolia occidentale, l'orientale, la Cappadocia, il Mar Nero, la Tracia...ci mette in seria difficoltà perché ognuna di queste zone meriterebbe, ognuna ha bellezze naturali e storiche notevoli e ognuna è...molto distante. 

Per fortuna gli spostamenti aerei costano poco, anche se sarebbe bello viaggiare con i loro bus, non c'é tempo a sufficienza. Scartata la risalita via macchina fino ad Istanbul, alla fine optiamo per quello che, sotto sotto, ci affascina maggiormente: raggiungere la Valle dell'Eden, vedere le 'origini', visitare posti che sono citati nei testi sacri delle religioni monoteistiche, vedere con i nostri occhi resti che dovranno riscrivere la storia antichi di oltre diecimila anni e, last but not least, conoscere il Kurdistan, il 'non stato' con i suoi abitanti, vedere e toccare quello che studiavamo sui libri di storia: Mesopotamia, Assiri, Babilonesi, il Tigri e l'Eufrate.

...alla via così!

Con calma, perché sarà dura scrivere e trasmettere le sensazioni ed emozioni vissute, gli odori, i suoni, i colori e la vista che difficilmente una macchina fotografica in mano a dei non professionisti, riuscirà a catturare. Questa introduzione basterà per darmi il tempo di mettere insieme le idee e di dare un senso a quello che scriverò prossimamente.

lunedì 23 settembre 2013

Titoli di coda, per ora.


Arrivati, per lo meno il Jonathan è arrivato ed è il momento di tirare esattamente le somme.

Partiti il 3 maggio dal porto di Cagliari, abbiamo navigato per più di duemila miglia e meno di tremila, ci siamo fermati un mese abbondante a Iraklion (Grecia) per il problema già raccontato e utilizzato il generatore per una trentina di ore, il motore per più di 150 ore e meno di 180, più di 100 giorni in acqua, troppi sull'invaso ad Iraklion, un frigo fuori uso ed una batteria motore, quella vecchia, morta. Tutto il resto è stata semplicemente una fantastica ed istruttiva esperienza che conferma quanto la nostra scelta si sposi con i nostri desideri. Ora siamo a Marmaris, Turchia, dove il Jonathan andrà sotto le amorevoli cure della X-Yacht per farsi un 'lifting' e diventare ancora più bello: un sartiame tutto nuovo e altri lavoretti l'attendono.
Ora mancano i ringraziamenti che saranno elencati rigorosamente in ordine sparso, per cui, Il Jonathan Livingston ed il suo equipaggio ringraziano:

  • Hoder Grassi, per il supporto tecnico remoto a 360°.
  • Andrea Piu, per le fantastiche vele.
  • Enza, per l'amore e le cure date a Dharma.
  • Mia mamma, perché la mamma è sempre la mamma.
  • Mio fratello, per essere stato con mamma e papà mentre io ero a zonzo.
  • Giovanni Romiti, tattico e metereologo back end.
  • Jens, X-Yacht Denmark.
  • Ahmet, X-Yacht Turkey.
  • Baron, X-Yacht Turkey.
  • Spyros, per l'amicizia trovata e per tutto l'aiuto disinteressato.
  • Il Minotauro, oramai amico intimo del Jonathan.
  • Grigoris, per la sua competenza e la simpatia.
  • Luca, ex papà del Jonathan, per la sua costante ed inesauribile disponibilità.
  • Fredy Cicogna, supporto strumentazione B&G, cartografia elettronica.
  • Thomas Mari, per la disponibilità, la simpatia e l'aiuto (ringraziamento particolare da parte di Ambrogio).
  • Ambrogio, per averci mantenuto sempre in 'rotta'.
  • Le mie figlie, Silvia e Monica, perché non le vedo da sei mesi.
  • Maurizio Marini, supporto remoto parte elettrica.
  • Giorgio Malinakis, forniture nautiche.
  • Eleonora per la concentrazione tattica durante le traversate.
  • Il gruppo Slow Sail, per il supporto morale, tecnico e le risate.
  • Tutti i nostri amici che ci hanno seguito via internet sul blog e su faccialibro.
  • Rocna: Santa subito.