venerdì 16 novembre 2012

Il nuovo viaggio

Se volessimo essere scaramantici, di sicuro pubblicheremmo tutto questo una volta salpati e sarebbe tardi per chi volesse organizzarsi e passare a bordo con noi parte del viaggio che intraprenderemo la primavera prossima.

Il Jonathan salperà da Cagliari verso gli inizi di maggio rotta verso Pantelleria per visitare l'isola e poi in Sicilia dove costeggerà la costa sud fino a Siracusa. Da qui si traverserà fino a Zakintos per poi scendere verso sud seguendo la costa orientale fino ad arrivare a Creta non più tardi di metà giugno, quando il Meltemi comincia a farsi sentire.

Da li, sempre a sud dell'isola, faremo rotta verso est per arrivare alle isole del Dodecanneso, risalendole e visitandole a seconda .. del vento.

Al riparo del Meltemi nei mesi di luglio e agosto ci godremo quanto più possibile quello che la natura e la storia millenaria di questo arcipelago ci offrirà.

Le Cicladi le affronteremo a settembre, quando metteremo la prua sulla rotta del ritorno, passando questa volta al nord della Sicilia e rientrando a Cagliari a ottobre.

Rispetto all'ultimo viaggio contiamo di fermarci più spesso nei porti e porticcioli della Grecia che non hanno le folli tariffe dell'alta stagione qui in Italia e approfittare dell'ormeggio sicuro per visite un po' più all'interno.

Chi vorrà venire a trovarci per una o più tratte dovrà condividere i ritmi dell'andar per mare, la vita di bordo e lasciare a casa la frenesia della vita quotidiana. Sarà un viaggio diverso dalla classica 'vacanza in barca'.

In questi mesi stiamo preparando il Jonathan per questa nuova avventura: vele nuove, generatore e manutenzione meticolosa contemporaneamente stiamo definendo nel dettaglio rotta, porti e date.

Vi terremo informati.

Per chi volesse venire sia a gironzolare tra le isole, sia per fare le traversate impegnative, non ha che da contattarci.

domenica 7 ottobre 2012

Il Marina che non c'è


Non può esistere, almeno qui in Italia dove tutti si assicurano che il proprio ormeggio sia dotato di tutti i comfort e dove si guarda la barca del vicino per vedere se è più bella o più pulita della propria.
Dove 'non fa' stendere i panni sulle draglie e di contro di notte il concerto delle drizze che sbattono sugli alberi più che una musica è un noioso richiamo al menefreghismo di chi se ne sta a casa propria a dormire. Il marina deve avere il wi-fi, il 'bar' e il 'club di quelli che', il gommone super lindo di chi ti aiuta all'ormeggio previo pagamento extra anche se non ha idea da dove tenere la prua della tua barca se non sei proprio bravo ad evitare che si abbatta quando il vento si alza a più di cinque nodi.

Invece esiste, almeno credo perché ancora fatico a più di un anno, a credere che questa realtà – praticamente a ridosso di una città come Cagliari – sia operativa e ingolfata di naviganti da tutto il mondo.

Un accenno sui classici portolani senza neanche il canale VHF di contatto (13) e spalmata tra le numerose possibilità di ormeggio nel Golfo degli Angeli. Il ben più affidabile TAM-TAM dei naviganiti di tutti i mari la annoverano tra le più papabili ed infatti qui non si trovano persone comuni.
Bohemien è dir poco: un misto di autoctoni veramente innamorati della propria 'figlia' che escono in mare a far due bordi appena possibile, che li vedi intenti a sistemare comenti, alberi e vele senza chiamare l'esperto a pagamento. Trovi barche di tutte le nazioni che arrivano veramente da lontano, piantine sui giardinetti (e dove se no?) barche in legno, ketch d'annata e barche in acciaio dove basta guardarle e senti senza nessun ausilio che ben altri mari hanno solcato.
I pontili non sono che uno slalom tra antenne satellitari fissate da chi 'navigo, ma mi fermo per un pò' biciclette, secchi del bucato, gente che lava le vele e che ripara la propria creatura, naviganti che portano a spasso il loro cane o che arrivano con la cambusa della giornata, cavi di alimentazione e pompe dell'acqua: nessuno tocca nulla.
Basta dare un occhio al gazebo: mix di culture, bancone dedicato allo scambio di libri, bombole del gas, lanterne e vecchie foto, previsioni meteo (quelle serie) ed annunci in tutte le lingue, spazio della posta e pacchi di chi ha eletto qui la propria residenza.

Una Marina viva, anche di inverno quando il maestrele batte violento, barche e barchette con persone 'vive e vegete' che ci vivono e che, alla sera, si ritrovano nel gazebo a fare la grigliata dove tutti portano qualcosa, dove si parla di vita e di dove si andrà a prescindere dai racconti di mare e da spacconate tipiche di chi vuole impressionare gli astanti. Il giovedì chi sa suonare uno strumento è ben accetto, ad ogni compleanno si festeggia e se hai bisogno di un consiglio qualcuno lo trovi di sicuro.

Alla Marina è associato un cantiere, si quei cantieri dove ti alano la barca per far carena o sistemare i danni del tempo e del mare, un cantiere sempre zeppo mentre i vicini super fighi sono vuoti, un cantiere dove trovi gli stessi naviganti che dormono sempre in barca anche se è a terra, dove li vedi alla mattina pronti con pennello e antivegetativa sotto le carene dele loro innamorate.
Il Jonathan si trova bene qui, è contento perchè può scambiare due chiacchere con il vicino appena arrivato dalla grecia, dall'isola di Man, o da ben più lontani posti e sperare in cuor suo di poter ricalcare le stesse rotte. Si trova bene perchè il vicino sa come ormeggiare e come le trappe e le cime devono essere tesate per non dar noia, di come in parabordi devono essere posizionati.
Si parla inglese, francese (tedesco no, loro sono un pò più snob e qui non vengono), spagnolo e anche finlandese, si ascoltano i suggerimenti di tutti, si guardano le soluzioni adottate e non quanto sia più bella o più 'piccola' la barca di fianco, ci si confronta e si parla.

Abbiamo appena salutato Pedro ed il suo cane sul ketch di 17 metri che lo porterà il Algeria a trovare sua(?) moglie e le sue figlie; con una disarmante panoramica della sua barca ci illustra che NON HA: gps, cartografico, autopilota, radar... tutte cose che si rompono: un bel sestante, carte, matita, squadrette, VHF SSB e via... ci sentiamo un pò fuori luogo...
Chi riesce a tenere insieme tutto ciò? Chi riesce a sopravvivere in quest'era di consumsmo dove se il Marina non ha l WI-FI, la navetta per il centro, il barman dietro il bancone è tagliata fuori?

Antonello.. un binocolo, un vhf, degli aiutanti, un gommone sgualcito e tanto amore per le barche. Lui è il deus ex machina di tutto l'ambaraban. Lui ti ala la barca con la gru in modo impeccabile, ti spiega e ti racconta di quando e di cosa, ti consiglia su come togliere e dare l'antivegetativa o su come sistemare il timone, ma non invade, solo consiglia.



Sembrerebbe naturale trovarlo in una isola del pacifico approdato dopo mille vicissitudini di mare e burrasche e invece è a pochi passi dalla centralissima via Roma qui a Cagliari dove, anche grazie a questa atmosfera, ci siamo fermati in attesa di prendere il largo, Speriamo presto.

In questi pontili ci sono anche barche ormeggiate da più di un lustro e che mai più molleranno gli ormeggi insieme alle persone che ci abitano, qualcuno ce la fa dopo un paio di anni altri oramai non penso abbiano chances a riguardo: fiocchi sbrindellati e rande inesistenti, case galleggianti che ospitano solo ricordi e persone che sono ricordi di loro stesse. Anche questo fa parte della magia di questo angolo che non c'è.

Ieri è arrivata una vela di francesi, ma sicuramente giramondo, lo si vede dalla attrezzatura. Ha preso il posto di un veliero appena partito che ha lasciato l'ormeggio per chissà dove mentre questa estate era un via vai di vele di passaggio in rotta verso il nord o verso il sud, tante hanno sostato dove il Jonathan stanzia normalmente e tante, dopo il nostro ritorno si sono ormeggiate di fianco, ma solo a dritta perchè a sinistra c'è un motoscafo fermo immobile da tempo abitato dal proprietario 'sfrattato' dalla moglie..chissà perchè..

domenica 23 settembre 2012

Un allegro WE, col tacer del mal di mare

Due giorni all'insegna di una buona veleggiata con due amici che ci raggiungono per provare cosa vuol dire fare un week end 'diverso': mai messo piede a bordo di una barca tranne i traghetti.

Gli amici di Monica si presentano all'imbarco venerdì sera: per primo arriva Andrea, soffia a 30 nodi in porto, ma il Jonathan è saldamente ormeggiato in banchina. Andrea sale, solita spiega su cosa fare e non fare in barca (toilette inclusa) e poi ci si siede in quadrato per fare due chiacchere.
Monica, col tatto di un rinoceronte in una cristalleria, si lancia in una spiega su burrasche e sul fatto che l'indomani se anche cala, si dovrebbe uscire con vele ridotte ecc ecc.. io cerco di mediare, ma Andrea comincia a sbiancare e dire... 'già sento che si muove'...

Già si muove..

Arriva Mirko.. anzi, 'comincia' ad arrivare da quanto è grosso e finisce di arrivare dopo un pò: un energumeno pallavolista che - per fortuna - riesce a stare ritto in dinette grazie alle generose dimensioni del Jonathan.. lo vedo bene nella cabina, ma già ci sono state persone 'importanti'.. penso: almeno chi mette a riva la randa questa volta c'è!

Mirko alla drizza di randa

Ospite d'onore mia figlia Silvia, che già sogghignava di nascosto.

Come previsto l'indomani il vento cala e si salpa verso est con l'intenzione di fermarsi appena scapolato Villasimius in zona Punta Molentis. Andrea è ancora atterito e la mente gli dice che 'sta male', per cui, tutti si accaniscono sul porello chiedendogli in continuazione come sta.

Punta Molentis è strapiena, si ripiega su Porto Giunco, ma si rolla in modo inaccettabile sempre per lo sventurato per cui si risalpa e ci si ridossa a Golfo Carbonara dove gli intrepidi si avventurano con la canoa a riva e si 'spengono' sulla spiaggia per un ora abbondante.





Notte tranquilla e rientro a vela fino a Cagliari da dove noi ripartiremo due giorni dopo verso ovest, ma questa è un'altra storia..