martedì 25 marzo 2014

Andiamo a Vela


Ci ha fatto molto piacere l'interesse di Barcheyacht per quello che pubblichiamo sul nostro blog e, con altrettanto piacere, condividiamo con loro alcuni nostri racconti.

Su Byblog troverete anche altri nostri amici che, come noi, amano la vela e il mare, si muovono trasportati dal vento e si fermano nella tranquillità delle baie, scoprono luoghi, storie e persone lasciando a casa stress e fretta per ritrovarsi nei ritmi dettati dalle albe e dai tramonti.

Il nostro primo articolo è un riassunto del viaggio dalla Sardegna alla Turchia, i prossimi? Dipende da dove metteremo la prora del Jonathan.


venerdì 14 febbraio 2014

GMDSS - Long Range Certificate: L' Esame



Bene, ho il certificato nr 000083 di operatore GMDSS Long Range Certificate...ma cosa è? Come ci si prepara?

La difficoltà iniziale è stata trovare qualcuno che l'avesse già sostenuto e che mi descrivesse a grandi linee come questo si svolge e quali sono le cose importanti o meno da approfondire durante lo studio, ma è stato impossibile e poi ho capito il perché: ce ne sono solo 83 rilasciati in Italia col sottoscritto al 11 febbraio, comunque andiamo per ordine.

Dopo l'introduzione degli equipaggiamenti di radio-comunicazione a bordo delle navi, la sicurezza in mare era aumentata, però non era ben definito come indirizzare una chiamata di aiuto alle unità di ricerca e soccorso. Il sistema era principalmente basato sull'avvertimento nave-nave tramite frequenze di emergenza assegnate. Molte volte non c'era ricezione o nessuna azione dopo la trasmissione delle chiamate di emergenza. Per risolvere questo problema fu introdotto il GMDSS (Global Maritime Distress and Safety System).

Il GMDSS è una parte importante della convenzione IMO (International Maritime Organization) SOLAS (Safety Of Life At Sea). É un accordo internazionale basato su un set di procedure di sicurezza, tipi di equipaggiamento, e protocolli di comunicazione utilizzati per aumentare la sicurezza e rendere più semplice e veloce il soccorso alle navi in emergenza.



Cosa è un certificato GMDSS? Un certificato che ti permette di operare con le radio marine in modo 'strutturale', cioè che ti insegna a seguire le corrette procedure in caso di comunicazioni di pericolo, di urgenza o solamente per comunicare tra la vostra barca e la terra utilizzando il canale corretto e senza dire castronate come quelle che si ascoltano per radio durante le vacanze..

Oltre ad essere interessante, esso ti 'abilita' a schiacciare quel benedetto 'bottone rosso' ora presente su tutti i nuovi VHF, ma non solo...

Ce ne sono di 4 livelli, due (GOC e ROC)  che sono prettamente professionali, nel senso che ti danno la possibilità di lavorare come operatore radio su navi da 300 tons di stazza lorda e tutte le navi passeggeri, gli altri due - LRC e SRC - invece sono di interesse più consono a noi naviganti.

In soldoni, senza entrare troppo nel merito: il primo, lo Short Range Certificate - SRC - (alla data del mio esame 164 rilasciati in Italia), abilita ed insegna come schiacciare il 'bottone rosso' sul VHF, ed è un corso pieno di informazioni interessanti. Il secondo, Long Range Certificate - LRC -  permette di operare anche con le radio MF/HF SSB e i sistemi satellitari INMARSAT, da non confondere con i telefoni satellitari che non hanno la possibilità di inviare chiamate di soccorso 'automatiche' utilizzando la rete GMDSS.

Dopo tutto questo panegirico di sigle, veniamo al sodo. Per il certificato LRC non esiste un 'libro di testo' e le opzioni sono 2: o pagare un corso (caruccio) oppure prepararsi da privatista come il sottoscritto cercando tutte le info disponibili.


Prima di tutto ho recuperato in rete la domanda da inviare al Ministero delle Comunicazioni a Roma (l'esame si può fare solo li), su questa c'è un numero di telefono e due nominativi di riferimento.
Mi sono attaccato al telefono sicuro che avrei passato giorni nella speranza di una risposta ed invece il Sig. Panatta, cortesissimo e solerte, mi fissa già la data dell'esame e mi invia per mail tutto quello che serve, incluso il programma ministeriale, gli apparecchi che utilizzano e mi conferma che tanti si preparano sul un sito di e-learning gratuito, che già conoscevo.

Devo dire che il sito da solo non basta, almeno, se vuoi essere sicuro di avere una preparazione completa, devi cercare qualcosa da integrare. Io mi sono esercitato parecchio con i quiz di un'altro sito che ne ha moltissimi, ma tutti in inglese. Ho trovato un documento molto interessante di Guido Andriani, il sito del mio amico Gianluigi Conti pieno di informazioni e mi sono sparato anche il GMDSS Handbook 2013 australiano (che include anche l'AIS, non argomento di esame qui)

Arriva il giorno dell'esame, 08:45 in Viale America 201 a Roma siamo in due a sostenerlo. Attendiamo una quindicina di minuti e poi il Sig. Panatta ci porta nel seminterrato dove ci fa accomodare in una stanza scusandosi per il ritardo adducendo il fatto che avevano dovuto sostituire due degli esaminatori perché i soliti non erano disponibili. Spero che questo non sia una brutta notizia....

Prima prova - Teoria


Un esamintarore mi fa scrivere nome e cognome e me ne fa fare lo spelling (Sierra, Tango, Foxtrot ecc) e poi mi spara una bella serie di domande su onde, frequenze (le principali), sistema satellitare, posizionamento satelliti, allocazione canali, classi di trasmissione, procedure delle chiamate di soccorso (che in alcune parti differiscono a secondo dell'aera di mare in cui ci si trova).




Seconda prova - Geografia ?????



Ebbene sì.. non c'era scritto nel programma di esame..ma ben due (uno spero fosse un auditor) esaminatori mi esibiscono delle cartine - NON NAUTICHE - plastificate e mi fanno domande del tipo: Mi dica i porti commerciali principali d'Italia, Dov'è il Mar di Sardegna, gurdando da mare Napoli, a 'DESTRA' che golfo c'è? Mi indichi l'Himalaya, quanti sono i continenti, dov'è il mare di Baffin..... un pò stupito rispondo con alcune evidenti lacune: i porti commerciali italiani non li avevo considerati e neanche mi ricordavo i paesi che compongono la penisola scandinava...in geografia ero abbastanza scarso... comunque mi sarei aspettato una carta nautica visto che difficilmente mi troverò sull'Himalaya a lanciare un Mayday da una nave (a meno che non sia operatore radio a bordo dell'arca di Noè..che poi..chi chiamo?).

Terza prova - Inglese.

Questa era scritta piccolissima a pag 12 del programma di esame ed indicata come 'possibile', comunque nessun problema: The pen is on the table, my name is, how old are you?.....

Quarta prova - Pratica

Antefatto: il programma di e-learning ha dei simultaori e sono utili per avere un pò di manualità, io mi sono comunque scaricato i manuali degli stumenti che loro utilizzano e che sono dei veri gioiellini che brillano in questa sala con cimeli storici in disuso.

L'esamintore è molto collaborativo e conscio che uno quel modello di apparato non lo conosce (vorrei vedere quanti di noi hanno apparecchi Sailor della Thrane&Thrane....).


Mi fa eseguire prima una chiamata di routine ad una altra nave col VHF, un test interno del DSC e poi chiamate e risposte di pericolo in digitale, in fonia e anche con terminale Inmarsat. Importante la corretta 'struttura' della chiamata, la corretta procedura di come agire nelle varie aree di mare. Il tutto condito da una seconda interrogazione a livello tecnico e procedurale anche di quando e come vanno eseguiti i test delle varie attrezzature. Praticamente utilizzo sia VHF, HF/MF e terminale Inmarsat; nessuna domanda sul al NAVTEX (almeno al sottoscritto).
Si passa poi davanti ad una EPIRB ed a un SART, due chiacchere a riguardo su come si attivano, su che banda lavorano, come avviene la localizzazione, ogni quanto va fatto il controllo.

Insomma... non proprio una passeggiata, ma se uno non lo prende sottogamba, non dovrebbe aver problemi. Se si vive a Roma si ha la possibilità di assistere agli esami, contattando sempre il sig.Panatta.

QUI ho caricato dei documenti che possono servire come la domanda di esame, il manuale australiano, gli appunti e i manuali dei loro apparati ecc.

Per qualsiasi domanda...scrivete.

OUT

mercoledì 22 gennaio 2014

In mezzo ai due Fiumi

Per salire sul monte Nemrut anche all'inizio di ottobre bisogna essere attrezzati, alto poco più di 2.200 metri la temperatura già nel pomeriggio scende vicino allo zero, il vento da ponente gela naso e mani.

Ma là sulla sua cima si guarda negli occhi Zeus. Il panorama del mondo è quello riservato agli Dei. Gli occhi possono correre per spazi inimmaginabili, al tramonto la luce obliqua del sole colora di rosa intenso le vallate ai nostri piedi: la bellezza è commovente

Colline e poi pianure e ancora valli, terre coltivate o incolte si rincorrono negli ocra in tutte le sfumature dell' oro, tutti i marroni i verdi curve perfette a perdita d'occhio, lontano l' immensità viene interrotta dal turchese imperioso dell'Eufrate limpido e scintillante.

Siamo vicini alla terra dello zafferano ed è come essere al cospetto di un imperatore millenario nel pieno del suo sfarzo.

Volevamo assistere al tramonto e poi anche all'alba da lassù, per cui il piano è stato passare la notte più in alto possibile, in modo da essere vicini e riuscire a percorrere pochi km in macchina e la salita a piedi, nel più breve tempo possibile visto la rigidità del clima e il nostro scarso equipaggiamento.

Karadut è l'ultimo insediamento, l'hotel: il Kervanseray, spettacolare per vista, cibo e prezzo equo (troverete recensioni in abbondanza sul web), il proprietario il signor Hami è gentilissimo, ci traccia carta geografica alla mano, un nuovo percorso del nostro viaggio, liquidando con un'alzata di spalle i timori di avvicinarci al confine Siriano: non gli sarò mai grata abbastanza per questa rivoluzione!

Così la mattina dopo decidiamo di proseguire per sud-est, attraversare il Firat (Eufrate) su un ferryboat passando da Kahta e Siverek, vogliamo vedere Diyarbakir la capitale, ovviamente non riconosciuta, del “non stato” Kurdistan prima di proseguire verso sud.

Sorrisi ancora sorrisi il popolo Curdo è felice di vederci, di raccontarsi, ci spiegano che i confini della loro terra disconosciuta arrivano a 30 km a sud di Mardin che dista 18 km dal 'reale confine' Siriano, e che fin là possiamo addentrarci senza nessun problema, ci credo e se avessimo ancora tempo arriverei fino a Nusaybin, ma vogliamo visitare lo Zafaran Monastery e poi il Tigri.

Sia Mardin che Midyat sono situate sopra i mille metri e da ambedue i paesi si gode di una vista emozionante.
Mardin arroccata a 1086 metri offre una vista a 360 gradi di una bellezza prepotente, la parte antica si srotola su poche strade piene di vita, ci sono gioiellerie una dopo l'altra con le porte aperte e le vetrine piene d'oro, la gente entra ed esce come fossero panetterie.

Qua forse il più fantastico bazar che ho visto fin'ora: i profumi delle spezie i colori dell' hennè le polveri per gli amman, pistacchi grandi come cigliege, nocciole e ottone, rame dipinto, il nero kajal d'oriente.

Finalmente non ci sono turisti sotto queste volte robuste e antiche quanto la nostra storia, il profumo della cannella e del caffè si alza sulle pareti scolpite delle case, sugli archi che disegnano terrazze adornate di preziosi kilim multicolori, dalle quali osservare il deserto. 

Entriamo in un piccolo bar dove si beve solo spremuta di melograno, il proprietario è seduto e con un amico stanno provando della musica ci sono vari strumenti alle pareti, c'è un cartello che parla di un concerto con canti in turco curdo e assiro, so che in questa zona ci sono minoranze che parlano ancora l'aramaico, sono curiosa e gli chiedo: i due sono felicissimi di raccontarsi e con un sorriso fino alle orecchie ci spiegano di essere Assiri, l'amico va a cercare suo figlio per farcelo conoscere.

Inizio a capire che una delle tante etnie di questo luogo sono proprio loro: i super perseguitati Siriani cristiani.

Questa regione montagnosa che comprende la metà orientale della provincia di Mardin e la parte ad ovest del Tigri della provincia di Sirnak, si chiama Tur Abdin.


Il nome Tur Abdin deriva dal siriaco e significa 'montagna dei servi di Dio', la gente originaria di questi luoghi, sono Assiri e Aramaici conosciuti come 'Suryoye' di religione cristiana siro ortodossa, parlano un dialetto della lingua aramaica chiamato turoyo.

Il più importante centro siro-ortodosso della regione è il Dayro d-Kurkmo altrementi conosciuto come: Zafaran Monastery, la leggenda dice che per ottenere il suo colore i costruttori abbiano mescolato la preziosa spezia alla calce.
È abitato dal vescovo, da alcuni monaci, suore e sono ospitati dei fortunati studenti.

Proseguendo arriviamo a Midyat è un altra città di origine Siriaca a circa 1070 m. Nonostante ormai in minoranza, i campanili delle chiese cristiane dominano ancora il panorama.

È surreale tutto sembra essere in qualche modo cristallizzato in un passato così remoto da far credere che non abbiano mai perso la memoria; sembrano poverissimi ma vivono in case pazzesche, come se la più umile delle famiglie abitasse in un palazzo del seicento.

Le camere da letto sono sui tetti i letti a baldacchino, dalle finestre ancora tappeti. 
Anche gli uomini mi salutano: As-Salaam-Alaikum, rispondo sorridendo: Wa-Alaikum-Salaam.

Vale la pena comprare gioielli in argento da queste parti, le lavorazioni sono di ottima fattura e soprattutto si trovano buoni smeraldi Iraniani a prezzi super convenienti.


L'ultima tappa prima di tornare a Istambul è il villaggio di Hasankeyf, un luogo di rara bellezza.

Dichiarato sito archeologico di primo grado nel 1978, il suo nome significa 'roccaforte rocciosa' e in quest'area conosciuta come Alta Mesopotamia è un simbolo: nella valle del Tigri, terra testimone di oltre venti civiltà con un passato di 12.000 anni sono presenti 289 siti archeologici e nemmeno il 40% dell'area è sottoposta a scavi!

Vi giungiamo scoprendo che una manifestazione blocca il ponte ed è impossibile proseguire, scendiamo sull' argine del Tigri ammirando i resti del ponte romano, le pareti sul fiume sono alte e scoscese, è torbido e a differenza dell'Eufrate, il livello dell'acqua è molto basso e il suo colore poco invitante. 

L'antica cittadella è chiusa per restauri ma nessuno ci lavora, la strada che ci accompagna lungo il fiume doveva essere quella del bazar prima che chiudessero il sito, un ragazzino ci chiede se vogliamo comprare un kilim aprirebbe il negozio solo per noi, grande tentazione!
ma decliniamo l'offerta viaggiamo bagaglio a mano e poi sul Jonathan un tappeto non ci sta!

Ci fermiamo per un caffè prima di rimetterci in macchina, questo posto meraviglioso rischia di essere abbandonato a se stesso e so che questo rende tutti più poveri.

Monica