domenica 7 ottobre 2012
Il Marina che non c'è
Non può esistere, almeno qui in Italia dove tutti si assicurano che il proprio ormeggio sia dotato di tutti i comfort e dove si guarda la barca del vicino per vedere se è più bella o più pulita della propria.
Dove 'non fa' stendere i panni sulle draglie e di contro di notte il concerto delle drizze che sbattono sugli alberi più che una musica è un noioso richiamo al menefreghismo di chi se ne sta a casa propria a dormire. Il marina deve avere il wi-fi, il 'bar' e il 'club di quelli che', il gommone super lindo di chi ti aiuta all'ormeggio previo pagamento extra anche se non ha idea da dove tenere la prua della tua barca se non sei proprio bravo ad evitare che si abbatta quando il vento si alza a più di cinque nodi.
Invece esiste, almeno credo perché ancora fatico a più di un anno, a credere che questa realtà – praticamente a ridosso di una città come Cagliari – sia operativa e ingolfata di naviganti da tutto il mondo.
Un accenno sui classici portolani senza neanche il canale VHF di contatto (13) e spalmata tra le numerose possibilità di ormeggio nel Golfo degli Angeli. Il ben più affidabile TAM-TAM dei naviganiti di tutti i mari la annoverano tra le più papabili ed infatti qui non si trovano persone comuni.
Bohemien è dir poco: un misto di autoctoni veramente innamorati della propria 'figlia' che escono in mare a far due bordi appena possibile, che li vedi intenti a sistemare comenti, alberi e vele senza chiamare l'esperto a pagamento. Trovi barche di tutte le nazioni che arrivano veramente da lontano, piantine sui giardinetti (e dove se no?) barche in legno, ketch d'annata e barche in acciaio dove basta guardarle e senti senza nessun ausilio che ben altri mari hanno solcato.
I pontili non sono che uno slalom tra antenne satellitari fissate da chi 'navigo, ma mi fermo per un pò' biciclette, secchi del bucato, gente che lava le vele e che ripara la propria creatura, naviganti che portano a spasso il loro cane o che arrivano con la cambusa della giornata, cavi di alimentazione e pompe dell'acqua: nessuno tocca nulla.
Basta dare un occhio al gazebo: mix di culture, bancone dedicato allo scambio di libri, bombole del gas, lanterne e vecchie foto, previsioni meteo (quelle serie) ed annunci in tutte le lingue, spazio della posta e pacchi di chi ha eletto qui la propria residenza.
Una Marina viva, anche di inverno quando il maestrele batte violento, barche e barchette con persone 'vive e vegete' che ci vivono e che, alla sera, si ritrovano nel gazebo a fare la grigliata dove tutti portano qualcosa, dove si parla di vita e di dove si andrà a prescindere dai racconti di mare e da spacconate tipiche di chi vuole impressionare gli astanti. Il giovedì chi sa suonare uno strumento è ben accetto, ad ogni compleanno si festeggia e se hai bisogno di un consiglio qualcuno lo trovi di sicuro.
Alla Marina è associato un cantiere, si quei cantieri dove ti alano la barca per far carena o sistemare i danni del tempo e del mare, un cantiere sempre zeppo mentre i vicini super fighi sono vuoti, un cantiere dove trovi gli stessi naviganti che dormono sempre in barca anche se è a terra, dove li vedi alla mattina pronti con pennello e antivegetativa sotto le carene dele loro innamorate.
Il Jonathan si trova bene qui, è contento perchè può scambiare due chiacchere con il vicino appena arrivato dalla grecia, dall'isola di Man, o da ben più lontani posti e sperare in cuor suo di poter ricalcare le stesse rotte. Si trova bene perchè il vicino sa come ormeggiare e come le trappe e le cime devono essere tesate per non dar noia, di come in parabordi devono essere posizionati.
Si parla inglese, francese (tedesco no, loro sono un pò più snob e qui non vengono), spagnolo e anche finlandese, si ascoltano i suggerimenti di tutti, si guardano le soluzioni adottate e non quanto sia più bella o più 'piccola' la barca di fianco, ci si confronta e si parla.
Abbiamo appena salutato Pedro ed il suo cane sul ketch di 17 metri che lo porterà il Algeria a trovare sua(?) moglie e le sue figlie; con una disarmante panoramica della sua barca ci illustra che NON HA: gps, cartografico, autopilota, radar... tutte cose che si rompono: un bel sestante, carte, matita, squadrette, VHF SSB e via... ci sentiamo un pò fuori luogo...
Chi riesce a tenere insieme tutto ciò? Chi riesce a sopravvivere in quest'era di consumsmo dove se il Marina non ha l WI-FI, la navetta per il centro, il barman dietro il bancone è tagliata fuori?
Antonello.. un binocolo, un vhf, degli aiutanti, un gommone sgualcito e tanto amore per le barche. Lui è il deus ex machina di tutto l'ambaraban. Lui ti ala la barca con la gru in modo impeccabile, ti spiega e ti racconta di quando e di cosa, ti consiglia su come togliere e dare l'antivegetativa o su come sistemare il timone, ma non invade, solo consiglia.
Sembrerebbe naturale trovarlo in una isola del pacifico approdato dopo mille vicissitudini di mare e burrasche e invece è a pochi passi dalla centralissima via Roma qui a Cagliari dove, anche grazie a questa atmosfera, ci siamo fermati in attesa di prendere il largo, Speriamo presto.
In questi pontili ci sono anche barche ormeggiate da più di un lustro e che mai più molleranno gli ormeggi insieme alle persone che ci abitano, qualcuno ce la fa dopo un paio di anni altri oramai non penso abbiano chances a riguardo: fiocchi sbrindellati e rande inesistenti, case galleggianti che ospitano solo ricordi e persone che sono ricordi di loro stesse. Anche questo fa parte della magia di questo angolo che non c'è.
Ieri è arrivata una vela di francesi, ma sicuramente giramondo, lo si vede dalla attrezzatura. Ha preso il posto di un veliero appena partito che ha lasciato l'ormeggio per chissà dove mentre questa estate era un via vai di vele di passaggio in rotta verso il nord o verso il sud, tante hanno sostato dove il Jonathan stanzia normalmente e tante, dopo il nostro ritorno si sono ormeggiate di fianco, ma solo a dritta perchè a sinistra c'è un motoscafo fermo immobile da tempo abitato dal proprietario 'sfrattato' dalla moglie..chissà perchè..
domenica 23 settembre 2012
Un allegro WE, col tacer del mal di mare
Due giorni all'insegna di una buona veleggiata con due amici che ci raggiungono per provare cosa vuol dire fare un week end 'diverso': mai messo piede a bordo di una barca tranne i traghetti.
Gli amici di Monica si presentano all'imbarco venerdì sera: per primo arriva Andrea, soffia a 30 nodi in porto, ma il Jonathan è saldamente ormeggiato in banchina. Andrea sale, solita spiega su cosa fare e non fare in barca (toilette inclusa) e poi ci si siede in quadrato per fare due chiacchere.
Monica, col tatto di un rinoceronte in una cristalleria, si lancia in una spiega su burrasche e sul fatto che l'indomani se anche cala, si dovrebbe uscire con vele ridotte ecc ecc.. io cerco di mediare, ma Andrea comincia a sbiancare e dire... 'già sento che si muove'...
Arriva Mirko.. anzi, 'comincia' ad arrivare da quanto è grosso e finisce di arrivare dopo un pò: un energumeno pallavolista che - per fortuna - riesce a stare ritto in dinette grazie alle generose dimensioni del Jonathan.. lo vedo bene nella cabina, ma già ci sono state persone 'importanti'.. penso: almeno chi mette a riva la randa questa volta c'è!
Ospite d'onore mia figlia Silvia, che già sogghignava di nascosto.
Come previsto l'indomani il vento cala e si salpa verso est con l'intenzione di fermarsi appena scapolato Villasimius in zona Punta Molentis. Andrea è ancora atterito e la mente gli dice che 'sta male', per cui, tutti si accaniscono sul porello chiedendogli in continuazione come sta.
Punta Molentis è strapiena, si ripiega su Porto Giunco, ma si rolla in modo inaccettabile sempre per lo sventurato per cui si risalpa e ci si ridossa a Golfo Carbonara dove gli intrepidi si avventurano con la canoa a riva e si 'spengono' sulla spiaggia per un ora abbondante.
Notte tranquilla e rientro a vela fino a Cagliari da dove noi ripartiremo due giorni dopo verso ovest, ma questa è un'altra storia..
Gli amici di Monica si presentano all'imbarco venerdì sera: per primo arriva Andrea, soffia a 30 nodi in porto, ma il Jonathan è saldamente ormeggiato in banchina. Andrea sale, solita spiega su cosa fare e non fare in barca (toilette inclusa) e poi ci si siede in quadrato per fare due chiacchere.
Monica, col tatto di un rinoceronte in una cristalleria, si lancia in una spiega su burrasche e sul fatto che l'indomani se anche cala, si dovrebbe uscire con vele ridotte ecc ecc.. io cerco di mediare, ma Andrea comincia a sbiancare e dire... 'già sento che si muove'...
| Già si muove.. |
Arriva Mirko.. anzi, 'comincia' ad arrivare da quanto è grosso e finisce di arrivare dopo un pò: un energumeno pallavolista che - per fortuna - riesce a stare ritto in dinette grazie alle generose dimensioni del Jonathan.. lo vedo bene nella cabina, ma già ci sono state persone 'importanti'.. penso: almeno chi mette a riva la randa questa volta c'è!
| Mirko alla drizza di randa |
Ospite d'onore mia figlia Silvia, che già sogghignava di nascosto.
Come previsto l'indomani il vento cala e si salpa verso est con l'intenzione di fermarsi appena scapolato Villasimius in zona Punta Molentis. Andrea è ancora atterito e la mente gli dice che 'sta male', per cui, tutti si accaniscono sul porello chiedendogli in continuazione come sta.
Punta Molentis è strapiena, si ripiega su Porto Giunco, ma si rolla in modo inaccettabile sempre per lo sventurato per cui si risalpa e ci si ridossa a Golfo Carbonara dove gli intrepidi si avventurano con la canoa a riva e si 'spengono' sulla spiaggia per un ora abbondante.
Notte tranquilla e rientro a vela fino a Cagliari da dove noi ripartiremo due giorni dopo verso ovest, ma questa è un'altra storia..
venerdì 14 settembre 2012
Due mesi a bordo.
Era il 6 luglio dell'anno scorso ed il Jonathan entrava a far parte della nostra famiglia: il tanto atteso momento in cui, saliti a bordo ed appoggiato i nostri bagagli personali, ci siamo resi conto di questo e che era finalmente arrivato.
Ci aspettavano 1.400 miglia per portarlo a 'casa', ma le presentazioni di rito non erano certo bastate per poter darci del 'tu', ci avremmo provato durante il viaggio.
Un viaggio conoscitivo, fatto a volte col fiato sospeso non sapendo come si sarebbe comportato sotto le raffiche delle due burrasche incontrate, fatto di continue scoperte e..serraggi di bulloni, ascoltando i suoi brontolii e le sue risate, ma mai completamente rilassati.
Ci avevano detto che un anno non sarebbe bastato per conoscerlo a fondo e, col senno di poi, devo ammettere che ora lo conosco....giusto un pò.
Sò come è cablato, come funzionano i vari impianti, gli strumenti di bordo quasi nella loro totalità, di cosa ha bisogno e di quello che non sopporta, ma ancora è ben lungi il momento in cui si possa dire che non ha più segreti.
Un viaggio lungo un mese con poca attenzione alla vita di bordo dei compagni di viaggio e completamente concentrati a capire, conoscere, imparare. Il Jonathan è un cavallino di razza impegnativo e pretenzioso che però sa regalare soddisfazioni senza eguali.
Non bastava, mancava qualcosa e quest'anno si è provveduto: la 'gestione' della vita di bordo, un test di 1.050 miglia in un mare non facilissimo come la Sardegna e la Corsica.
Il 'non facilissimo' stà soprattutto per l'impegno con cui si devono affrontare anche poche miglia e l'umore ballerino dei venti che sono un bel test di pazienza e sopportazione.
Eggià, per chi esce il we di bel tempo o quattro settimane d'estate, poco importa una gestione della vita come se fosse a casa, poco importa passare poche notti accampati in un sacco a pelo, fare risparmio d'acqua per un pò (tanto poi si torna a casa) oppure volere ed avere tutte le comodità che si hanno nella vita terricola. Per la grande maggiornanza la propria barca è come una bella amante del periodo estivo da ritrovare ogni anno e rimettere in naftalina quando le giornate non sono più così invitanti.
Noi dovevamo vedere e provare come funziona la nostra vita in previsione di stare a bordo lunghi periodi, anzi, completare il nostro progetto facendo diventare il Jonathan 'la nostra casa'.
Non solo a livello funzionale, ma – importantissimo – a livello gestionale. Quanto tempo riusciamo a non scendere a terra perchè ne sentiamo il bisogno? Quanto consumiamo di energia o di acqua al giorno? Cosa riusciamo a fare e a non fare in due a bordo? Quanto siamo autonomi per problemi di ordinaria manutenzione? Gli spazi che offre il Jonathan sono sufficenti per una convivenza come la intendiamo noi?
A queste e a tante altre domande dovevamo trovare risposta e non solo, dovevamo capire se riuscivamo anche a 'sopportare' amici a bordo per più giorni senza....perderli in mare 'involontariamente'..
Bene, abbiamo quasi tutte le risposte.
Per l'autonomia siamo quasi a posto
e abbiamo constatato che il Jonathan ci permette di convivere nei
suoi spazi e nei suoi tempi senza problemi, anzi.. i ritmi che
abbiamo preso in questi due mesi ci hanno riconciliato col tempo e le
distanze dandoci la giusta misura di una giornata dal sorgere al
tramontare del sole, conquistando col vento distanze risibili al
giorno d'oggi dove tutto è scandito dalla 'velocità' e dal poco
tempo, dallo stress e dal fare quanto più possibile il più
velocemente possibile.Sono riuscito a fermarmi e a pensare, a godere di molte albe e molti tramonti senza mai stancarmi, ho rivitso il cielo stellato con tutta la via lattea prima che nascesse la luna e ho smesso di fare le foto a queste meraviglie perchè non sono bravo a trasmettere quanto erano belle (o non sono bravo o forse non ci si riesce?). Ho scoperto il 'profumo della catena' sempre diverso ogni volta che si salpa l'ancora da una rada diversa.
Ha funzionato, il Jonathan può essere la nostra casa e con gli amici che sono stati con noi siamo riusciti a convivere anche se - e lo capisco benissimo – il tempo a loro disposizione non era il nostro e che noi siamo dei privilegiati in questo.
Abbiamo scoperto diversi modi con cui la gente vive la vela, che per alcuni una barca a vela non ha anima, non fa nessuna dfferenza che barca sia nè come sia: basta che abbia le vele; beh, massimo rispetto per le opinioni altrui e chissà quante altre diverse dalle nostre ne troveremo, ma chiudo citando un navigante che ha fatto un pò più miglia di noi:
'Chi non sa che un veliero è una cosa viva, non capirà mai niente della barca e del mare'
(Bernard
M.)
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