lunedì 27 maggio 2013

Dal paese fantasma al covo dei pirati doppiando capo Matapan


Dopo quattro giorni lasciamo il porto di Pylos (36° 55'.09 N - 021° 41'.98 E) sicuro riparo all'interno della baia di Navarino. Riposati, rimpinguata la scorta d'acqua, di gasolio, la cambusa e visitato l'interno con macchina a noleggio. Chi ha disatteso le aspettative è stato Methoni, 11 chilometri a sud di Pylos, da tanti decantato, ma che ha disilluso le nostre aspettative: bello il castello (chiuso), per il resto è un paese turistico in attesa dei suddetti con poco fondo per l'ancoraggio (per noi) e, a detta dei naviganti con cui abbiamo parlato, abbastanza pericoloso se soffia i quadranti meridionali.
Pylos, il primo nostro approdo in Grecia, è un paese senza una caratteristica particolare se non quella di essere caro (un caffè greco 1,5 / 1,3 euro), pieno di ristorantini per i turisti e negozi di gadget; molto positivo il fatto che l'ormeggio è gratuito.
Partiamo venerdì mattina (sarà un caso, ma sempre di venerdì..) con l'aiuto del disponibile Nick, ragazzo inglese, ormeggiato dallo scorso dicembre col suo vecchio cagnolino, in attesa di salpare per Lésvos insieme alla moglie momentaneamente (?) in Inghilterra per problemi. E' Nick che, appena arrivati, ci dà le indicazioni e le prime dritte sul paese.

Porto Longo
Poche miglia per raggiungere l'isola di Sapientza dove passeremo la notte nella nostra prima rada “greca”. (36° 45'.28N - 021° 42'.24 E) chiamata Porto Longo.
Sapientza conta, dall'ultimo censimento, ben 7 abitanti, ma mi sa che se ne sono andati da un po'...
Il nome deriva dal latino “Saggezza” o “Prudenza”, riferendosi alle raccomandazioni ai marinai che navigavano verso l'isola.
Già lo stretto tra Methoni e l'isola è abbastanza tortuoso, ci sono secche da evitare (tre metri, ma sempre secca è, specialmente se ci sono onde) e parecchi relitti di capitani poco accorti, giacciono in fondo al mare: quando c'è la luce giusta e niente onda, alcuni di questi sono visibili dalla superficie...
L'unica spiaggia dell'isola è a nord ovest, ma noi la costa occidentale l'abbiamo evitata accuratamente. Già un occhiata alla cartina sul portolano non lasciava dubbi, poi, leggendo e studiando le carte, scopriamo che è disseminata da un numero notevole di relitti che sono passati un po' troppo allegramente vicini alla costa che non perdona ed è una parete scoscesa di roccia. Uno di questi relitti si chiama “il relitto dei sarcofaghi” perché trasportava dei sarcofaghi romani ricavati da una pietra ad alto contenuto di titanio.
Altra curiosità: la baia dove ancoriamo, oltre a un paio di allevamenti di pesci, è anche il luogo dove – si dice - San Paolo trovò rifugio dopo una violenta tempesta nel suo viaggio verso Roma.

Caliamo l'ancora, il silenzio è irreale; non eravamo più abituati e... una grande luna piena gialla viene a darci la buona notte sorgendo in un cielo terso; salutiamo anche noi con cinque minuti di Tchaikovsky .
Scendere a terra non se ne parla, fa ancora freddino per i nostri gusti e in canoa ci si bagna un po'..mi sa che un tenderino lo prenderemo lungo la rotta se troviamo un motore leggero a due tempi. Ne approfitto, mentre Monica è rapita da una ispirazione catartica e si destreggia tra i fornelli, per dare un paio di secchiate in coperta con tanto di spazzolone: la pioggerellina di due giorni fa era più sabbia che acqua e ha trasformato il Jonathan in un fuoristrada sahariano alla fine di una tappa della Parigi-Dakar.
Si riparte di buon ora il mattino seguente con prua ad Est: destinazione la baia di Mezapos (36° 32'.41 N - 022° 22'.70 E). Elios inizia il suo turno, mentre la luna va riposare e noi ci apprestiamo ad attraversare il golfo di Messinia.

Mezapos
Arriviamo in una baia dove caliamo l'ancora davanti ad un paese fantasma; sembra un set cinematografico...2 stradine, delle case in costruzione per un 'forse' residence turistico e quattro case. Nessuno in giro. Due turisti (che cosa ci faranno qui poi..) bianchi come il latte e con i calzini corti e bianchi (….) scendono fino alla spiaggia di ciottoli per fotografare il Jonathan che si pavoneggia bello come il sole. Quando cala l'oscurità si accendono le luci nelle stradine, ma nessuna luce in nessuna casa. Una particolarità mi colpisce da quando sono in Grecia: anche qui in questo paese fantasma, non mancano un paio di bandiere greche che sventolano sul tetto delle case; in Italia non succede.


l'indomani ci aspetta il primo 'Capo' importante: capo Tenaro o Matapan che è il punto più a sud della terraferma greca e della penisola balcanica e separa il golfo di Messenia ad ovest dal golfo di Laconia ad est. e doppieremo per arrivare a Porto Kaiyo (36° 26' N – 022° 29',5 E). 

Il capo non è capriccioso come il prossimo che ci aspetterà sulla rotta di ritorno, capo Malea, ma comunque non è da sottovalutare perché se c'è vento da nord le raffiche possono essere 'importanti' ed è meglio doppiarlo di mattina stando comunque ad una distanza di almeno tre, quattro miglia.
Si racconta che una onda anomala spazzò via il guardiano del faro e il suo cane facendoli scomparire. Altra nota curiosa e meno macabra: a 65 miglia a est del capo si trova il punto più profondo del Mediterraneo: 5,121 metri (!)

Capo Matapan
Salpiamo di buon'ora dopo una notte un po'...rollata... e appena fuori dalla baia mettiamo a riva le vele. Venticello tra i dieci e i quindici nodi al lasco. Andatura ed intensità non proprio gradita al Jonathan che si sta portando sul groppone circa 600 litri di acqua, 360 di gasolio e cambusa completa. Un bordo che 'non dice buono' fino alla strambata che invece ci porta sul bordo buono e poi, appena doppiato il capo ed entrati nel golfo di Laconia, vento sui 20 nodi, sempre al lasco, che spinge finalmente il Jonathan al galoppo.

Ora capisco perché la baia di porto Kaiyo era un antico rifugio dei pirati: Da fuori, praticamente, non si vede nulla, niente, una beata 'fava'.. scendo due volte a controllare la posizione: giusta, risalgo in pozzetto: rocce... vuoi vedere che lo hanno spostato? Già ci immaginavamo che, avvicinandoci, avremmo trovato un cartello con scritto: Porto Kaiyo si è trasferito alle seguenti coordinate...
Invece è una bellissima baia con annesso paesino prettamente estivo (di aperto c'è solo il ristorante) e tante barche. Ci meravigliamo anche perché ne stanno arrivando altre e ancora altre, tra cui un solitario pensionato di Venezia che domani inviteremo a cena, ma non ci sembra stagione! In effetti la ragione c'è: è in arrivo una bella sventolata, una bassa pressione che ci beccherà da stanotte, massimo domani e che ci terrà ancorati qui - con tanta catena - almeno fino a.....venerdì (guarda che strano). Beh.. vi sapremo dire come si mangia al ristorante se il vento ci permetterà di scendere a terra senza inzupparci.


giovedì 23 maggio 2013

Compleanno, navigazione e finalmente Grecia

Da anni sognavo di festeggiare il 50esimo compleanno in mare, ci sono riuscita il 51esimo!

Per la traversata da Villasimius a Marsala (più o meno 180 miglia nautiche.) siamo partiti il 4 maggio verso le 9.30 di mattina, è stata una navigazione magica con un vento bello sostenuto e costante da nordovest, il Jonathan ha planato sulle onde in poppa (sui 3 metri direi) veloce quasi come il vento con solo la trinchetta (è una piccola vela di prua) e la randa ridotta, il mattino dopo all'alba avvistavamo il faro di Marettimo alle 10.30 eravamo ormeggiati a Marsala.

E' stata una notte fantastica in cui ho sentito tutto il benevolo supporto possibile compreso un branco di delfini che ci hanno accompagnato e uno stormo di rondinelle chiacchierone che hanno passato la notte in barca.

Da Marsala a Siracusa niente degno di nota e Siracusa devo dire che è sempre bellissima ma cara come il fuoco e come in tutti i posti belli d' Italia mi si conferma la reale sensazione del furto con truffa, povero paese, dove la scala dei valori

è invertita e la follia ha soppiantato il raziocinio e la giustizia!

E proprio qui restiamo bloccati in attesa della finestra meteo per colmare le 310 mn. Fino Pylos e passare finalmente in Grecia, il momento giusto arriva: il venerdì 17 maggio con l'orrore di tutti gli scaramantici salpiamo alle 11.30, trascrivo qua sotto le due righe scritte la sera prima:
Domani si parte, sarà una traversata lunga da Siracusa a Pylos intorno alle 300 mn.
Mancano poche ore, sono momenti di concentrazione, e poi sarà quella sensazione magnifica di avere la vita nelle tue mani e portarla a bere di quella forza grandiosa dove finalmente ogni cosa torna al suo giusto peso.

Ed è sempre così ogni volta che salpo sono tesa e ansiosa, ma appena siamo in mare aperto, appena la terra scompare dall'orizzonte tutto questo di dissolve, lasciando attenzione certo ma una tranquillità e una pace senza pari, e mi ricordo che parecchi marinai e naviganti l'hanno detto prima di me: in mare il pericolo è la terra!

Comunque per il mio scarso allenamento quando dopo 48 ore abbondanti abbiamo avvistato la costa Greca è stato con grande piacere e soddisfazione.
Un altro pianeta
Pylos è lungo la costa del Peloponneso, ci siamo arrivati con una rotta 90° dall'Italia, l'entrata della baia è a sud, protetta da faraglioni di roccia scoscesa sul mare, questa baia è un gigantesco porto naturale con fondali sufficienti anche per barche con pescaggio importante ma sopratutto è protetta da tutti i venti, al suo interno sulla dritta (destra) c'è il marina di Pylos, ci si ormeggia all'inglese, l'acqua la si può fare solo con le taniche (ci hanno detto che c'è anche un servizio tipo autobotte) non c'è energia e per il gasolio c'è un camioncino che viene a farti rifornimento. Il posto è assolutamente pacifico e gratuito il fondo è tra i 3 e 5 metri fino quasi in fondo al molo, il paesino assolutamente grazioso pochi turisti e un ottimo caffè greco nella piazza ombreggiata da grandi platani. 

Ieri abbiamo preso un' auto a nolo e fatto un giro all'interno visto che la famosa fortezza di Nestore è chiusa per restauri, ci siamo addentrati fino a Messini, dove c'è un vecchio monastero che a me è sembrato medievale. Non si può entrare, ma sul piazzale ho fatto scorpacciata di gelsi dolcissimi; la vista è mozzafiato, appena sotto c'è un grande centro archeologico, una Polis del III secolo AC completa e in ottimo stato: un centro davvero importante vista la vastità degli scavi.

Non ho ancora avuto modo di parlare con la gente ma per adesso la sensazione che ho di questo tanto vessato paese è che almeno qui il grande consumismo che siamo abituati a vedere da noi, non è arrivato: auto vecchie, meno cartelloni pubblicitari, meno assillo sulla “modernità” e anche i giovani per strada sembrano meno condizionati da mode appiccicate, apparenze per forza e, mi chiedo se sia anche per questo che i paesi “forti” della UE abbiamo dichiarato guerra alla Grecia, certo depredare un paese in ginocchio è più facile che non farlo con un paese forte. Staremo a vedere comunque il prezzo del gasolio per esempio, è un po' più basso che da noi segno che lo stato greco ci mangia meno che quello italiano.

martedì 21 maggio 2013

Il tragitto più breve tra un punto A ed un punto B...

...è una linea retta. Peccato che in barca a vela, anche se in mare non ci sono file ai caselli, ZTL, semafori, rotatorie e ore di punta, questa legge è molto aleatoria.
Il sole sorge da Est...

Le miglia che ci separavano da Pylos erano 300 e sono diventate 340.

Questo post è dedicato a questa traversata, dell'arrivo in Grecia e di tutto il resto se ne parlerà dal prossimo post; non me ne vogliano i naviganti se alcune terminologie saranno spiegate o collegate a spiegazioni per chi non le conosce e che potrebbe trovare stucchevole e supponente tutto il racconto (magari poi si appassionano: la terminologia marinara è veramente affascinante).

Allora...arrivati a Siracusa dopo circa 390 miglia di navigazione costiera ed impazienti di portare finalmente il Jonathan in acque elleniche, decidiamo che faremo rotta direttamente su Pylos: praticamente in linea retta (circa 50' più a sud) verso Est, ma c'è voluta quasi una settimana prima di avere una “finestra” temporale nella quale le condizioni meteo marine fossero favorevoli e che Eolo e Nettuno ci dessero il benestare. Ogni giorno, abbiamo studiato le carte meteo, più che le classiche previsioni del vento noi utilizziamo le carte che danno la situazione e l'evolversi previsione in quota anche su aree più estese di quella di interesse. In questo modo si tenta di capire l'evolversi di quello che attualmente c'è scritto sulle carte al livello del mare (quelle che in genere mostrano dopo il telegiornale).

In questo periodo più che mai le depressioni che arrivano dal nord litigano per la supremazia in questa fascia con le alte pressioni che provengono da sud. Conseguenza è una forte instabilità, di difficile previsione con venti e mari sempre in variazione. Noi abbiamo bisogno di una previsione favorevole di almeno tre giorni. Viene individuata una finestra tra venerdì e domenica più stabile della prima di mercoledì e giovedì che si muoveva ancora troppo velocemente; siccome non abbiamo la benché minima intenzione di trovarci in mezzo al mare con cinque metri di onda e 35 nodi di vento, optiamo per il venerdì anche se il vento sarà per tratti contrario e deboluccio, a secondo se l'alta pressione ci seguirà o ci starà davanti; altrimenti si doveva rimanere ancora del tempo ad aspettare. Si parte venerdì facendo inorridire gli scaramantici: non si parte il venerdì, poi il 17...

Dal diario ufficiale del Jonathan: ore 08:45 UTC (10:45 locale) molliamo gli ormeggi con rotta zero nove zero.


Inutile fare i gradassi, trecento miglia di mare, per noi, non sono poche e l'ansia c'è. Usciti in mare troviamo subito una bell'onda di quasi quattro metri e contraria rispetto al vento: rimasuglio della 'sburianata' di 35 nodi del giorno prima che ha imperversato appena fuori da Siracusa. Vele e via, vento sui 12/15 nodi. Mano a mano che la costa dietro di noi scompare e rimane solo il mare ed il cielo, la nostra ansia scompare lasciando il posto ad un senso di profonda tranquillità e pace; tutto prende un ritmo diverso, in sintonia con il movimento del Jonathan che avanza al piccolo trotto. Anche le onde diventano meno aggressive anche se rimangono su i tre metri di media, diventano lunghe e sonnacchiose come se si riposassero dalle fatiche del giorno prima. Sicuramente questa onda alta e lunga avrà fatto venire in mente al Jonah quella dell'oceano che lui conosce bene e a noi, rimasti in silenzio e rapiti, accentua il desiderio di solcarla al più presto.

Dieci nodi sono la minima velocità del vento che il Jonathan si degna di considerare consolandoci con una media di 6,5 nodi. Abbiamo calcolato che non possiamo scendere sotto i sei nodi di media per arrivare a Pylos prima della termica .

Al tramonto, sotto un cielo velato, il vento non sale oltre dieci nodi e il Jonathan si impunta come un mulo. Considerato che comunque di notte si riduce sempre la velatura per sicurezza, si decide di ricorrere all'arma segreta: Brontolo (il motore).


"Night Mode"
Ci si prepara per le 'quarte' (i turni) di due ore a testa che sono un ciclo completo tra dormiveglia / sonno leggero / sonno profondo: Cinture di sicurezza autogonfiabili, un VHF portatile e impermeabile sintonizzato su un canale stabilito ed infilato saldamente nell'apposita tasca del giubbotto e divieto tassativo di abbandonare il pozzetto per andare a spasso sul ponte se non per emergenza. Se c'è tempo si chiama il compagno.

Due ore di quarta in mezzo alla foschia e col brontolio del motore non sono certo quelle adrenaliniche passate durante la scorsa traversata. Una coppia di rondinelle, non lo stormo scagazzante della volta scorsa, chiede asilo al tollerante Jonathan scegliendo la camera con vista appallottolandosi nell'easy bag (la sacca che copre la randa).



Durante il mio ultimo turno l'allarme del radar mi riscuote da pensieri e fantasie; in quel momento sono in pozzetto e mi guardo attorno non scorgendo nulla, tranne la foschia. Parte anche l'allarme collisione oltre a quello di guardia, scendo in quadrato e vedo un bersaglio “grossino” sullo schermo è diretto verso di noi. Controllo i dati che mi propone e noto una velocità di 24 nodi: però. Risalgo in pozzetto, accendo il ripetitore esterno e inforco il binocolo; dalla foschia emerge una enorme petroliera alla nostra sinistra di cui vedo il fanale verde di dritta (destra) del suo scafo, molto veloce direi e grossa quanto una nave osservata da una barca di sedici metri possa sembrare...
Questa era all'ancora vicino a Siracusa,
ma era simile
noi veniamo da destra... e già: pretendere che una bestia così possa accostare (deviare) per scansarci è come pretendere che un road train australiano faccia una inversione ad U su una strada provinciale.

Siccome non ho nessuna intenzione di spalmare il Jonathan sullo scafo di qualche fantastilione di tonnellate di acciaio lanciate a velocità curvatura, mi appropinquo al timone per una manovra evasiva con quell'incedere tipico di chi si dirige alla toilette in preda ad un attacco di caghetta fulminante. Tempo un quarto d'ora e la bestia era già scomparsa nella nebbia; e chi ha più sonno ora?
Seconda mattina, venticello appena sopra i dieci nodi: si va a vela! Una volta zittito brontolo, il silenzio e la magia ritorna come per incanto. Problemino: dieci, quindici nodi sì, ma di bolina, cioè 'contro' ci costringono a bordeggiare andando a “zig zag” per poter avanzare. Scegliamo l'andatura (l'angolo) migliore che ci permetta di non perdere troppa velocità “stringendo” verso il vento né discostandoci troppo dalla nostra rotta a favore della velocità. Questo angolo che è la risultante di entrambi i requisiti, si chiama in gergo VMG (Velocity Made Good).
Marina di Pylos
Poi, con mooooolta pazienza, cerchiamo di far ragionare il Jonathan che già, quando ha capito che mettevamo a riva (aprivamo) le vele con quei pochi refoli, recalcitrava come un cavallo che non vuole essere sellato.

Dovete sapere che il Jonah è pretenzioso e sensibile come la principessa sul pisello: trova la regolazione perfetta delle vele e lui ti gratifica subito in modo eclatante.

Con due lunghi bordi passiamo la giornata tra letture e riposi in attesa della seconda notte e della stessa noia perché Brontolo ha sostituito Eolo che è andato a nanna. Altra rondinella ospite e via fino al mattino; ne approfitto per scrivere queste righe e continuo fino all'entrata del golfo di Navarino perché ci siamo dimenticati che è domenica anche per Eolo.

Arrivati

martedì 14 maggio 2013

dalla passione all'azione

Non è stato facile rinunciare alle manie di grandezza, a quel modo di pretendere tutto e subito, considerando un diritto acquisito lo stato di grazia da parte della vita, subendo passivi e passionari. Osservare ospiti di se stessi, la propria quotidianità andarsene per i fatti suoi senza ben capire cosa si sta sbagliando. 

Per fortuna sono sempre stata abbastanza folle da considerare i sogni la possibilità più dignitosa e giusta per svolgere in modo sano la permanenza sulla terra, e d'altro canto l'unico grave gravissimo e imperdonabile peccato mortale: lo spreco della vita.
Dunque il salto nel vuoto, piena di fiducia, respirando a pieni polmoni il movimento meraviglioso dell'universo, lì dove non esiste tradimento ne ingiustizia dove tutto è perfetto e chi se ne frega se il mio piccolo cervello non ne comprende l'immensità. Avendo imparato la lezione ho cominciato dagli angoli, lavorando meticolosamente su di me, una bella fatica tanto più che erano tutte parti di me tralasciate apposta per quanto mi erano odiose, non ho più rimandato sapevo perfettamente di non potermelo permettere. Quando i tempi sono stati giusti, quando in pratica ero pronta, l'azienda per cui lavoravo mi ha messo in cassa integrazione, da quei giorni in poi tutto quello che è successo farebbe impallidire e vergognare qualunque sostenitore del caso! 
 Ovviamente sono stata molto aiutata dalle donne importanti della mia vita, esseri umani speciali, tu sei una di queste e Lu è l' altra, ora so che tante poesie su impavidi guerrieri con armi d'argento, il loro coraggio e le loro gesta, scritte tanto tempo fa parlavano di voi, o magari anche di noi. 

Detto questo direi che la svolta definitiva verso il Jonathan è arrivata la notte in cui ho deciso nella pancia nel cuore e nella mente (tutt' insieme) che quello che volevo veramente dalla vita era riuscire a dare serenità gioia e pace a tutti e tutto ciò che veniva in contatto con me (vedi che il mio lato megalomane è sempre lì), rendere possibile almeno in parte una così grande pretesa voleva dire mettere prima me stessa in quella condizione, la domanda fu immediata: cosa voglio fare da grande? la risposta un immagine: il mare.





lunedì 13 maggio 2013

Nella città di Archimede


Arrivare a Siracusa è un pò come avere la prora del Jonathan in Grecia e la poppa in Italia; città splendida che non fatica a ricordarci di quando era il ”Primo impero di occidente”.
Ma andiamo per ordine: vogliamo aver tempo, prima del meltemi, per visitare con calma l'isola di Creta e allora abbiamo deciso di non soffermarci lungo questa costa che già due anni fa percorremmo in senso inverso. Così, salpati da Marsala, facciamo una tappa a Sciacca dove dichiariamo ufficialmente aperta la ''caccia al cannolo” e a tutte quelli prelibatezze che compongono la vasta rosa della pasticceria dell'isola senza mancare ovviamente di rispetto alle granite che accompagnano volentieri quanto sopra.
Sciacca - Licata, giornata di motore, ma necessario per non tardare all'appuntamento di sabato con Siracusa che ci permetterà di lasciarci alle spalle la costa sud dove è previsto un venticello sui 35 nodi abbondanti dalla serata di sabato 11.
A Licata troviamo sempre uno dei porti più nuovi ed attrezzati della costa e piacevolmente 'gratuito' nel mese di maggio. Due giorni qui mietendo cannoli e dolcetti di mandorla ci danno l'idea che, se dovessimo decidere di trasferirci in Sicilia, subiremmo la rivolta interna dei grassi saturi con vittoria schiacciante sulle nostre arterie...
Licata – Pozzallo, poco vento un po' di vela, ma ancora motore per il peggior porto (e fino ad ora il più caro) della costa. Non c'è nulla: paese lontano e banchine nell'area commerciale con davanti rimorchiatori e traghetto da Malta. Ripartiamo subito per l'ultima tappa italiana.
Questa volta il vento non si fa attendere e regala al Jonah un 15, 20 nodi al lasco per la metà della tratta (50 miglia circa in totale): Vele piene e ottimo passo fino a che non comincia a salire appena doppiamo Capo Passero. Già due anni fa qui avevamo preso una burrasca f8. 
Sui 25 nodi prendiamo una mano, ma lasciamo il fiocco: la trinchetta è già ingarrocciata in coperta e aspetta solo l'ordine di mettersi a riva. Eolo si attesta sui 25/27 nodi, comunque un f7, al lasco che impennano il Jonathan ad una punta di 11 nodi, mantenendolo poi stabile tra i 9 e i 10 nodi fino alla penisola della Maddalena. Tutto si calma dopo, ultime poche miglia a motore fino al porto
dove il Castello Maniace sull'isola di Ortigia, ci dà il benvenuto mentre poco oltre una sequela di superferridastiro di gran lusso, sono ormeggiati mostrando i loro enormi sederi ai passanti del lungomare..de gustibus..
Ci ormeggiamo insieme ad altre barchette più "terrestri" e poco dopo un X-482 battente bandiera francese si affianca a noi, bello come un X delle serie 'serie' sa essere: un caso raro in questi mari due X così vicini. Porto caro (80 euro in bassa stagione) per zero servizi..non vediamo l'ora di uscire dall'Italia e trovare una dimensione più umana e marinara.

Riparte la caccia ai cannoli che qui sono grandi come le munizioni della Grande Berta. La nostra colazione di domenica mattina ci da la carica per percorrere il chilometro e mezzo e poi ritorno, per la visita al Teatro Greco e all'orecchio di Dionisio.
Il primo una delusione: mi aspettavo un luogo quasi magico e permeato dal tempo e invece lo trovo al 90% ricoperto di scalini di legno e da un catafalco per una rappresentazione, luci e fari montati; nessuna, dico nessuna, micro targhetta che spieghi qualcosa di quello che si vede e delle costruzioni adiacenti al teatro. Più di effetto l'anfiteatro romano che si può visitare 'gratis' prima di entrare nel parco archeologico. L'orecchio di Dionisio, al contrario è interessante, soprattutto per la sua storia legata al tiranno che rinchiudeva i prigionieri e poi ascoltava, grazie all'eco particolare di questa grotta artificiale scavata in una cava, i loro discorsi da una stanza nascosta in alto.

Ora è tempo di studio del meteo, dobbiamo trovare una finestra meteo-marina di almeno due giorni per una traversata di quasi 300 miglia e sembra che questo non sia così facile.
Siamo in mezzo ad un cambio di situazione che porterà vento decisamente notevole nella zona delle ionie. Per cui oltre a decidere se sfruttare il 'buco' che si verrà (si spera) a formare tra martedì e mercoledì, stiamo anche valutando di scendere direttamente di uno o due paralleli rispetto Argostoli che si trova al 38°.  In questo ci da una mano Francesca, una veterana dell'Egeo, prodiga di informazioni e disponibilissima. Nell'attesa di decidere andiamo a caccia di cannoli e, perché no, un po' di marzapane.

lunedì 6 maggio 2013

In planata verso Marsala

Aprile è durato ottanta giorni, sembrava non finire mai ed invece il momento per mollare gli ormeggi è arrivato.
Il 3 maggio salpiamo, finalmente, da Cagliari salutando con la sirena gli amici sulla banchina venuti a salutarci e, ovviamente senza guardare indietro come tutti i marinai superstiziosi, facciamo rotta per una breve navigata sino a Villasimius dove caliamo l'ancora per una notte in rada.

Una mezz'oretta di lavoro in acqua a pulire le prese a mare e le eliche confermano un discreto stato della carena: pensavamo peggio, solo un po' di limo che tradotto non ci penalizza più di mezzo nodo.
Il silenzio della baia ci rimette sulla giusta lunghezza d'onda, non ci sembra vero: il Jonathan dondola felice finalmente libero da trappe e cime che lo hanno incatenato nei mesi passati.
Le previsioni danno favorevole la traversata e, per cui, alle nove di sabato 4 maggio salpiamo con un vento da NE che dovrebbe stabilizzarsi tra i 15 e i 20 nodi. Un traverso perfetto. Rotta dunque per 120°.
Intanto che mettiamo a riva la randa bella nuova e pulita, pensiamo bene di armare le borose dei terzaroli.. ACH! La brancarella della prima mano non arriva al collo di cigno! Partono in automatico una serie di maledizioni modello Alex Drastico verso Andrea il velaio e poi risolviamo con un grillo senza problemi.

Le prime miglia ci lasciano un po' stupiti: il Jonathan non ne vuole sapere, recalcitra come un mulo e più di 5/6 nodi non ci vuole dare... e aveva ragione; siamo un po' arrugginiti dall'inattività: una regolata al fiocco (vela nuova sul Jonathan) e subito ci stabilizziamo sui 7 7/5 con i delfini che vengono a complimentarsi a prua.

Una raffica di improperi impronunciabili accoglie in bollettino meteo via radio. Non avessimo scelto con cura il momento sarebbe diverso, ma, senza enunciarne tutti i siti e i navtex consultati, diciamo solo che un f7 con temporali e groppi in mezzo al canale di Sardegna, non saremmo partiti.
Ok, fa nulla, il mare si è ingrossato e si va a prua ad armare lo stralletto e ingarrocciamo la trinchetta sotto un cielo plumbeo con già 25 nodi lavandoci per bene. A posto: venga chi vuole.

Al tramonto (dietro le nuvole) siamo abbordati da una decina di rondinelle – almeno penso lo fossero – che si litigano i posti sulle draglie e sono talmente domestiche da posarsi sulla macchina fotografica, sulla mani ed entrare sottocoperta scagazzando senza dignità... Monica si vede già protagonista del film 'Uccelli' e si barrica in quadrato blindando l'accesso anche al sottoscritto. In realtà avevano deciso di usare il Jonah per un “Boat&Breakfast” fino al mattino dopo: camere con vista mare nel lazy bag e camera doppia sotto la spray hood nel pieno centro della movida delle quarte notturne.

Una notte magica: due ore a testa per godersi la galoppata del Jonathan ad una media di 8 nodi con punte fino a 10,5 con un traverso costante di 20/25 nodi e onde sui tre metri che arrivavano al gran lasco permettendo planate orgasmatiche :-)
Abbiamo tenuto 120° senza spostarci di nulla, scarroccio praticamente zero e alle 5 di mattina il faro di Marettimo era davanti a noi. Temporali evitati senza deviare, ma tenute costantemente sotto controllo le formazioni temporalesche col radar che, ovviamente, ci ha anche informato dello scarsissimo traffico marittimo.
Marettimo

Eolo questa volta ci è stato amico e speriamo sia l'inizio di un sodalizio duraturo, considerato dove siamo diretti. Buon ultimo prima dell'accostata per atterrare a Marsala, il vento gira e ci permette di mantenere la stessa regolazione fino all'ammainata prima dei entrare in porto dove la proverbiale cordialità siciliana ci accoglie con ampi sorrisi.
Marsala